Colza

Classificazione coltura: Altre colture > Oleaginose
Classificazione botanica
Famiglia: Cruciferae
Genere: Brassica
Specie: Brassica napus L. var. Oleifera D.C.
Il colza è una pianta originaria del bacino del mediterraneo; il nome deriva dall'olandese "Koolzad", che significa seme di cavolo.
Diffusa fin dal medioevo nell'Europa centro-settentrionale, dai suoi semi veniva estratto l'olio da impiegare nell'illuminazione pubblica e privata.
Il colza appartiene alla famiglia delle Cruciferae e al genere Brassica; si è originato spontaneamente dall'incrocio tra B. campestris (rapa; corredo cromosomico: 2n=20) e B. oleracea (cavolo; corredo cromosomico: 2n=18). L'incrocio tra le due specie, seguito da fortuito raddoppiamento cromosomico, ha prodotto una nuova specie con corredo 2n=38.
Il colza coltivato è una pianta erbacea annuale con radice fittonante e fusto eretto alto da 50 cm a 150 cm, molto ramificato.
Le foglie, glauche e pruinose, sono semplici; quelle inferiori sono lirato-pennatosette e peduncolate, mentre quelle superiori sono sessili, oblunghe e parzialmente amplessicauli. I fiori sono riuniti in gruppi a formare un grappolo alla sommità del fusto; presentano 4 sepali e 4 petali disposti a croce e sono gialli. L'ovario è bicarpellare; il frutto è una siliqua contenente 20-30 semi, più o meno deiscente a maturità; si formano per autofecondazione o attraverso fecondazione incrociata. I semi sono tondeggianti, da rosso-bruni a neri (peso 1.000 semi da 3,5-4,5 grammi).
Il seme contiene in media il 45% di olio, 25% di proteine, 5-7% di fibra, 4-8% di glucosinolati.
Attualmente i maggiori coltivatori di colza risultano essere India, Cina, Pakistan e Canada; per quanto riguarda l'Europa, i paesi più interessati sono quelli nord-orientali come Germania, Francia, Polonia, Gran Bretagna, Danimarca e Svezia. In Italia è presente soprattutto al nord (nel 2018 la superficie a colza è stata di circa 14.000 ha), come foraggera da erbaio in semina estivo-autunnale e per la produzione di granella.

 

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Nel clima italiano il ciclo biologico del colza è autunno-primaverile.
Il colza predilige terreni freschi e profondi. In terreni con buona capacità di ritenzione idrica il colza si sviluppa rapidamente; cresce bene anche in zone povere di precipitazioni grazie alla sua maggiore precocità rispetto ai cereali vernini. È abbastanza tollerante nei confronti del pH, pur prediligendo valori intorno a pH 6,5; non presenta particolari problemi per quanto riguarda la salinità.
Il colza, come tutte le crucifere, è molto esigente in zolfo. La somministrazione di fertilizzanti a base di zolfo sembra faccia aumentare la produzione.
Per la concimazione, riferendoci ai soli elementi principali, per una produzione attesa di 3 tonn/ha di granella la coltura deve poter disporre di 200 kg/ha di N, 70 di P2O5 e 300 di K2O. Si tratta di quantitativi cospicui ma, inserendo la concimazione del colza nel bilancio di fertilizzazione della rotazione, si deve tenere conto che buona parte degli elementi prelevati dalla oleaginosa torna al terreno con i suoi residui: circa il 50-60% dell’azoto, il 50% del fosforo e fino all’80-90% del potassio; pertanto, rispetto ai fabbisogni calcolati, i quantitativi di elementi fertilizzanti effettivamente asportati con la granella sono molto più bassi.
In funzione dell'elevato potenziale di assorbimento dell'azoto, il colza può essere impiegato come "cover-crop".
Nel caso si coltivino contemporaneamente tipi a “zero erucico” e ad “alto erucico” è possibile un loro interincrocio; questo porterebbe all’ottenimento di un prodotto di difficile collocazione, in quanto il contenuto (intermedio) di acido erucico del suo olio sarebbe troppo alto per un uso alimentare e troppo basso per un uso industriale.
La distanza di isolamento non dovrebbe essere inferiore a 300 m.
In Italia si possono ottenere produzioni intorno a 3-3,5 ton/ha con semine autunnali e di 1,5-2,0 ton/ha con semine primaverili. Il contenuto in olio dei semi (media intorno al 45%) può oscillare notevolmente da un anno all'altro, a seconda dell'andamento climatico e della zona di coltivazione.
La richiesta di azoto del colza all’uscita dell’inverno in copertura, deve essere soddisfatta con la prima applicazione; sono necessari 80-120 kg di N/ha.
Colture lussureggianti e in salute non devono essere concimate troppo precocemente pena l’emissione di nuove foglie a scapito dei getti laterali.
Colture debolmente sviluppate, invece necessitano di un rapido sviluppo vegetativo e, quindi, di un precoce apporto di azoto in forma prontamente utilizzabile.
Dopo l’inizio della levata, si concima una seconda volta con azoto ammoniacale o ureico.
Eccessi di concimazione azotata oltre a rendere la pianta più sensibile alle malattie, possono causare accumuli di nitrati nell’infiorescenza.
La quantità di concimazione azotata in copertura si otterrà sottraendo il contenuto di azoto disponibile nel terreno ed eventuali apporti di pre-semina in autunno.
 
La disponibilità di fosforo nel terreno è generalmente buona in condizioni di pH acido (5,5-6,5). Di conseguenza, nei terreni neutri o sub-alcalini il fosforo può essere fornito alle piante da parte dell’agricoltore attraverso la concimazione di fondo.
Il fosforo è un elemento di primaria importanza per la vita delle piante, a partire dalle prime fasi dell’accrescimento fino a quelle fondamentali della fioritura, fecondazione e fruttificazione. La carenza di fosforo si manifesta con foglie di colore verde pallido e margini arrossati.
Fra i concimi che più contribuiscono all’apporto di fosforo c’è il perfosfato triplo “Ca(H2PO4)2” con titolo 46-48% di P2O5 che, tra l’altro, è il concime fosfatico con l’unità fertilizzante a più basso costo.
 
Tra gli elementi nutritivi il potassio occupa un posto di primo piano: è un elemento assolutamente indispensabile in quanto svolge l’azione di regolatore fisiologico in una grande quantità di processi biochimici attinenti alla produzione, alla qualità dei prodotti, alla resistenza alle avversità, ecc.
Le necessità del colza per il potassio sono molto elevate e il massimo fabbisogno si ha da poco prima a tutta la fioritura. Le dosi da apportare debbono essere calcolate tenendo conto della dotazione del terreno in potassio scambiabile e della valutazione agronomica che l’analisi chimica dà di tale dotazione.
Per il colza il concime potassico da utilizzare è il solfato di potassio (titolo 50-52%), anche se più costoso rispetto al cloruro di potassio, perché contiene il 18% di zolfo, molto utile al colza, e adatto ai nostri terreni con pH tra il neutro e l’alcalino.
 

Calcio

Le funzioni del calcio nelle piante di colza, sono prevalentemente collegate alla resistenza meccanica dei tessuti vegetali, in quanto i pectati di calcio svolgono un’azione di sostegno e di rinforzo delle lamelle mediane delle membrane cellulari.
 

Magnesio

Costituente fondamentale della clorofilla, è coinvolto nella fotosintesi, nell’assorbimento dei nutrienti, nel loro trasporto, in quello dei carboidrati ed in molti processi enzimatici.
In terreni poveri di magnesio, sono da preferire fertilizzanti NPK contenenti MgO oppure del solfato di potassio magnesiaco.
 

Zolfo

La presenza di composti solforati (tioglucosinolati) nella pianta e nei semi del colza rende il fabbisogno di zolfo di questa coltura particolarmente alto (25 kg/ton di granella prodotta); tuttavia, il ricorso alla concimazione solforica è giustificato solo in casi di accertata carenza, in quanto disponibilità oltre il fabbisogno portano a un aumento di tioglucosinolati nei semi, indesiderabile per una piena utilizzazione delle farine di estrazione nell’alimentazione del bestiame.
La carenza di zolfo si può notare sulle foglie più giovani che appaiono ingiallite e marmorizzate. I fiori sono più piccoli e di colore giallo pallido quasi bianco.
Un’elevata concimazione azotata porta ad aumentare la carenza di zolfo. Questa carenza, così come quella di boro, limita il numero di baccelli per pianta e il numero di semi per baccello.
 
Il colza è una pianta a ciclo autunno-primaverile; migliora il terreno per gli abbondanti residui colturali (radici, foglie e steli) che, se ben interrati, assicurano un buon apporto di sostanza organica umificata.
È una buona precessione per il frumento, cosa di non poco conto nelle aziende prive di irrigazione; tuttavia, la coltura non può ritornare con troppa frequenza sullo stesso terreno per problemi di ordine fitosanitario. Pertanto, è necessario che tra una coltura di colza e la successiva ci sia un intervallo di almeno 4 anni per ridurre la pressione dei parassiti a livelli controllabili con costi ridotti.
Viste le piccole dimensioni del seme, è necessario preparare un buon letto di semina. La superficie del terreno non deve essere troppo soffice al fine di evitare che il seme, di piccole dimensioni, venga depositato troppo in profondità in quanto ciò provocherebbe successive difformità nell'emergenza; a questo fine può essere utile una rullatura.
Nell'Italia settentrionale la semina viene fatta in settembre; al Sud fino a novembre, in relazione anche alla possibilità di preparare il letto di semina.
Emerge dal terreno dopo 10-15 giorni con le due foglie cotiledonari; successivamente emette nuove foglie che formano una rosetta. È proprio questo lo stadio di massima resistenza al freddo: è importantissimo quindi che le piantine di colza, all'arrivo dei primi freddi invernali (in genere a dicembre), siano sviluppate in una rosetta di 6-8 foglie completamente formate, con l'apice vegetativo protetto da numerose altre foglioline in via di formazione e un fittone lungo circa 7-9 cm.
In questo stadio il colza resiste anche a molti gradi sotto zero (-15°C), purché non vi siano ristagni d'acqua.
La densità ottimale è di 70-80 piante a metro quadrato. La distanza tra le file varia da 25 a 35 cm.
Considerando che il colza ha un ciclo autunno-primaverile (periodo più piovoso dell’anno) e il suo apparato radicale non è molto profondo, l’aratura può essere piuttosto leggera (30 cm); non è necessario spingersi a maggior profondità, specialmente quando è stata curata la sistemazione idraulica dei terreni.
La lavorazione minima può essere realizzata con diversi attrezzi, a seconda di come si presenta il terreno; in questo caso, però, è necessario asportare la paglia, perché la sua presenza (anche quando fosse stata trinciata) porta ad una eccessiva macroporosità dello strato superficiale del terreno, con conseguente disseccamento delle radici delle giovani piante. Si ricorda, infine, che la lavorazione minima dà i migliori risultati in terreni contenenti almeno il 20% di argille rigonfiabili, cioè quelle che si “autolavorano” crepacciandosi.
Gli elementi maggiormente asportati sono l'azoto e il fosforo, mentre il 90% del potassio asportato durante il ciclo vegetativo ritorna nel terreno con i residui colturali. Fra i tre principali elementi della concimazione, l'N rappresenta per il colza un importante fattore di resa.
Data la vicinanza delle file, la sarchiatura risulta alquanto problematica; pertanto si ricorre al diserbo chimico.
La coltura è pronta per essere raccolta, impiegando la normale mietitrebbia da frumento, quando i semi sono completamente imbruniti e le silique secche (umidità ottimale della granella intorno al 12%). Raccolte tardive sono sconsigliate per il rischio di perdite per deiscenza delle silique; raccolte troppo anticipate fanno sì che il contenuto di clorofilla sia ancora elevato, con peggioramento della qualità.
 

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Forum - Ultima discussione su colza

Olio di colza per uso alimentare?

Buon giorno a tutti, dialogando con un corrispondente, ho appreso che l'Unione Europea sta incentivando la produzione di colza per estrazione di olio ad uso alimentare, a scapito dei cereali usualmente coltivati allo stesso scopo. La cosa m'è parsa strana, considerando l'elevata presenza del tossico acido erucico; sembrerebbe però che la moderna selezione genetica e l'impiego di tecnologie per l'estrazione a freddo, dovrebbero garantire un'olio eccellente dal punto di vista nutritivo. ho trovato questo riscontro: [url=http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32008R0501:it:NOT]http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32008R0501:it:NOT[/url] Essendo diffidente nei confronti delle campagne di marketing dell'Unione (che purtroppo spesso e volentieri vanno a discapito dell'Italia, in un modo o in un'altro) chiedo la vostra opinione in merito. Grazie e cordialità

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