Biostimolanti

Ecco i contenuti utili per te: "Formulati" | "Leggi e norme" | "Pubblicazioni scientifiche"
 

Biostimolanti in agricoltura: cosa sono


Sono prodotti per l'agricoltura che hanno un'attività di prevenzione degli stress abiotici e che migliorano la qualità delle produzioni. Si tratta quindi di specialità fertilizzanti per l'agricoltura che non sostituiscono gli altri fertilizzanti ma integrano la loro funzione potenziando l'attività della pianta, rendendola - appunto - più robusta nei confronti degli stress, più produttiva e in grado di qualificare positivamente la produzione.
L'applicazione di questi prodotti è in grado di indurre lo sviluppo di resistenze nelle piante, tali da renderle in grado di affrontare le condizioni di stress con migliori performance oppure migliorare la capacità delle piante di sopportare il trapianto o migliorare le qualità organolettiche ed estetiche.
In alcun modo questi prodotti vanno confusi con prodotti per la difesa delle colture (quindi formulati per la protezione da stress biotici) per i quali vige la normativa sugli agrofarmaci (trovi tutte le informazioni sui prodotti fitosanitari su fitogest.com). 

Si tratta quindi di un'ampia gamma di prodotti. Non possiamo riassumere il concetto in una singola azione. Già nel 1945 si parlava di questa tipologia di prodotti con l'accezione di "biogenic stimulant" quando il ricercatore Blagoveshchensky (1945, 1955, 1956) sviluppò l'idea che certi composti potessero avere un effetto sulle piante potenziando l'attività enzimatica. Nel 1997 apparse poi un articolo su Ground Maintenance in cui gli studiosi Zhang e Schmidt del dipartimento di Scienze ambientali dell'Istituto politecnico e università della Virginia li definirono - nell'ambito del mantenimento dei tappeti erbosi - come materiali che in "piccole quantità" potevano promuovere lo sviluppo delle piante.

Sommario:

 

Definizione

La Legislazione italiana (D.Lgs. 75/2010 e successiva modifica del 10 luglio 2013) dedicava già un'apposita sezione ai "Prodotti ad azione specifica su pianta - Biostimolanti" 
"prodotti che apportano ad un altro fertilizzante o al suolo o alla pianta, sostanze che favoriscono o regolano l’assorbimento degli elementi nutritivi o correggono determinate anomalie di tipo fisiologico"
Nella suddetta norma – l’intero allegato 6 è dedicato ai PRODOTTI AD AZIONE SPECIFICA, al cui interno ci sono i "prodotti ad azione su pianta” una cui sezione comprende, infine, tali prodotti, categorizzati in funzione degli elementi alla base dei formulati
-  Idrolizzato proteico di erba medica
-  Epitelio animale idrolizzato (solido o fluido)
-  Estratto (liquido o solido) di erba medica, alghe e melasso
-  Estratto acido di alghe famiglia ‘Fucales’
- Inoculo di funghi micorrizici (da non confondersi con l’omonima tipologia inserita tra i prodotti ad azione su suolo)
-  Idrolizzato enzimatico di Fabaceae
- Filtrato di crema di alghe (tal quale o in soluzione)
- Estratto umico di leonardite
- Estratto fluido azotato a base di alga Macrocystis Integrifolia.


Sulla Gazzetta Ue del 25 giugno è stato pubblicato il regolamento 2019/1009 del Parlamento europeo e del Consiglio, "che stabilisce norme relative alla messa a disposizione sul mercato di prodotti fertilizzanti dell'Ue, che modifica i regolamenti (Ce) n 1069/2009 e (Ce) n 1107/2009 e che abroga il regolamento (Ce) n 2003/2003".
Ispirato ai criteri dell'economia circolare, è il nuovo regolamento sui fertilizzanti che puoi scaricare da questo link - con apposita disamina della legge. Oppure, leggi gli approfondimenti qui.
Nel nuovo regolamento adesso la definizione chiara è così riportata:
"Un b. delle piante è un prodotto fertilizzante dell'Ue con la funzione di stimolare i processi nutrizionali delle piante indipendentemente dal tenore di nutrienti del prodotto, con l'unico obiettivo di migliorare una o più delle seguenti caratteristiche delle piante o della loro rizosfera:
a) efficienza dell'uso dei nutrienti;
b) tolleranza allo stress abiotico;
c) caratteristiche qualitative; o
d) disponibilità di nutrienti contenuti nel suolo o nella rizosfera".
L’allegato I del Reg. Ue 2019/1009 descrive le Categorie Funzionali dei Prodotti (PFC) fertilizzanti della Ue e, al PFC 6, prevede la categoria dei Biostimolanti che, a sua volta, è stata suddivisa in due sottocategorie: PFC 6 (A) ... microbico delle piante e PFC 6 (B) ... non microbico delle piante   

L’allegato II include le Categorie di Materiali Costituenti (CMC) che devono costituire, in maniera esclusiva, i prodotti fertilizzanti di cui sopra. Relativamente ai b. a base di microrganismi la norma prevede che sia costituito da un microrganismo o da un consorzio di microrganismi di cui alla Categoria di Materiale Costituente (CMC) numero 7 .
Pertanto un prodotto fertilizzante dell’UE che appartiene alla categoria PFC 6(A) può contenere microrganismi, ivi compresi microrganismi morti o costituiti da cellule vuote, ed elementi residui innocui dei mezzi in cui si sono sviluppati, che
- non abbiano subito trattamenti diversi dall’essiccazione o dalla liofilizzazione e
- siano riportati nella tabella seguente:
Azotobacter spp.
Funghi micorrizici
Rhizobium spp.
Azospirillum spp.

Se vuoi approfondire gli aspetti normativi e conoscere i termini relativi all'entrata in vigore del nuovo regolamento sui fertilizzanti, visita questa pagina.

Un articolo scientifico relativo a queste definizioni è stato realizzato da Patrick du Jardin, già keynote speaker del Convegno internazionale organizzato nel 2018 presso il CREA di Pontecagnano - la cui sessione pomeridiana è stata moderata dallo staff di fertilgest.com. Puoi leggerlo qui
 

Cosa contengono

Relativamente alla sottocategoria PFC 6 (B) biostimolante non microbico delle piante, le CMC da cui “attingere” per la loro formulazione sono tante, un elenco esemplificativo ma non esaustivo potrebbe includere:  
CMC 1: sostanze e miscele a base di materiale grezzo
CMC 2: Piante, parti di piante o estratti di piante
CMC 6: sottoprodotti dell'industria alimentare
CMC 10: Prodotti derivati ai sensi del regolamento (CE) n. 1069/2009

Entrando nel dettaglio degli elementi che possiamo trovare alla base della produzione dei formulati, possiamo considerare una serie di materie prime quali (tratto da Giuseppe Colla - Corso del 28/9/2018):

Sostanze umiche

• Umine (non solubili in acqua)
• Acidi umici (solubili in acqua a pH alcalino e precipitano a pH 1-2)
• Acidi fulvici (solubili in acqua a tutti i pH)

Estratti di alghe brune

(in natura sono disponibili alghe verdi, rosse o brune - soprattutto del tipo Ascophyllum nodosum, Ecklonia maxima, Laminaria digitata e Fucus spp. - e microalghe, ndr)

Carboidrati (>60% s.s.)
-  alginati/acido uronico (>30%)
-  laminarina (1-20%)
-  fucoidano (1-20%)
-  mannitolo (1-20%)
Elementi minerali (5-30%)
Fenoli (2-15%)
Fitormoni (<1%) (Auxine, Citochinine, ABA, GA's, Poliammine, Brassinosterodi)
 

Idrolizzati proteici

-  Amminoacidi liberi e peptidi
-  Carboidrati
-  Elementi minerali
-  Altre molecole (triacontanolo, poliammine)
-  Fitormoni (origine vegetale)
 

Silicio

Viene citato fra gli altri su Acta Italus Hortus 20 (SOI) nella relazione "Effetto della concimazione fogliare con (...) (silicio e alghe) sulla qualità dei frutti di melo cv Jonathan [pdf]"

Su Fertilgest puoi cercare dettagli in più nella sezione dedicata agli "elementi" https://fertilgest.imagelinenetwork.com/it/elementi-nutritivi/altri-elementi/ 

 

Come agiscono?

Per rispondere a questa domanda è utile distinguerne le applicazioni in diversi ambiti. Ci vengono in aiuto anche i centri di saggio (citiamo ad esempio la Fisssa - Federazione Italiana delle società di servizi e sperimentazione in agricoltura - che ne rappresenta un ampio numero) che contribuiscono al trasferimento dalla ricerca al campo di prodotti con funzionalità comprovate. I centri di saggio in effetti hanno la possibilità di testare - in autonomia o  collaborazione con le Università e/o le aziende produttrici - i benefici e le modalità d'uso di questi prodotti, grazie a 
• prove in camera di crescita facilitano la valutazione dell’effetto in quanto i fattori ambientali vengono mantenuti sotto controllo / si può simulare lo stress
• la possibilità di avere strumentazione all’avanguardia permette di eseguire rilievi che trascendono la soggettività del tecnico
• lo studio dell’effetto sull’accrescimento e sviluppo radicale
Una standardizzazione dei processi di valutazione e prove in campo di questi prodotti e dei claim relativi agli effetti di tali formulati sarebbe auspicabile al fine di garantire una concreta implementazione del nuovo regolamento europeo. In questo contesto è interessante la lettura di "General Principles to Justify Plant Biostimulant Claims" (Manuele Ricci et al, Frontiers in Plant Science, 16 aprile 2019).

Le indicazioni di seguito riportate di seguito in merito alle applicazioni su coltura/gruppo di colture si intendono a titolo esemplificativo e non esaustivo.
 

Biostimolanti per l'orticoltura

Biostimolanti per l’orticolturaParlare di colture orticole significa considerare sia il pieno campo, sia le serre (orticoltura su suolo in ambiente protetto o fuori suolo), valutando sia la piena produzione sia il vivaismo.
Nell'ambito del vivaismo orticolo (cfr. Giuseppe Colla, prima edizione del Focus organizzato da Fertilgest), gli effetti ricercati con il loro apporto sono
1. Incremento degli standard qualitativi della piantina
2. Aumento dei ritmi di crescita
3. Miglioramento delle performance post-trapianto

Vengono quindi analizzati superficie e colore delle foglie, stato di salute, stato nutrizionale, spessore dello stelo, sostanza secca, apparato radicale, microrganismi benefici.

Nella produzioni orticole ci si concentra su
1. Rapido superamento della crisi da trapianto
2. Precocizzazione dell’entrata in produzione
3. Incremento di crescita, fioritura, allegagione e pezzatura dei frutti
4. Miglioramento della qualità del prodotto
5. Maggior efficienza d’uso dei nutrienti
6. Aumento della tolleranza agli stress abiotici

I risultati si concretizzano in un incremento del reddito dell'agricoltore per l'aumento della produzione unitaria, l'incremento del prezzo di vendita del prodotto, la riduzione dei costi di produzione.
Gli effetti positivi possono variare in funzione del genotipo, della tecnica agronomica e delle condizioni pedo-climatiche.
Ulteriori ricerche e sperimentazioni dovranno identificare per le diverse colture le condizioni agronomiche ed ambientali in cui l’applicazione di questa categoria di prodotti trova una giustificazione economica.
E’ necessario comprendere i meccanismi di azione e identificare le eventuali interazioni positive che possono derivare dall’apporto combinato di due o più prodotti o di essi stessi con i concimi e/o fitofarmaci.

Approfondisci su https://fertilgest.imagelinenetwork.com/ (clicca su Scarica le relazioni del convegno)
 

Biostimolanti per la frutticoltura

Frutticoltura - formulati per ingrossamento frutti, contro gli stress idrici, etc.Evidenze scientifiche dimostrano come il loro apporto possa contribuire a
- ingrossamento frutto e/o raggiungimento del "calibro ottimale" (è possibile infatti stimolare il metabolismo dei frutticini e favorire la moltiplicazione cellulare
-  mantenimento della consistenza dei frutti 
- allungamento della shelf-life/conservabilità
- attivazione dei naturali meccanismi fisiologici che conducono alla biosintesi dell’etilene, l’ormone della maturazione, e dei pigmenti responsabili della colorazione dei frutti (antocianine e carotenoidi)
- effetti positivi sulla fisiologia delle colture, i quali si traducono in una migliore risposta agli stress tramite un sostanziale incremento nell'assimilazione di nutrienti
- migliorare i processi di fioritura, allegagione, sviluppo e maturazione dei frutti. Questi risultano quindi più abbondanti, migliori per colore e pezzature, nonché caratterizzati da migliori qualità organolettiche

Kiwi, drupacee, pomacee, uva da tavola, ma anche piccoli frutti e frutta a guscio possono usufruire di questi benefici.
 

Biostimolanti in viticoltura

Biostimolanti per vite per uva da vinoLe fasi principali del ciclo vegetativo della vite sono due: la prima è quella del riposo che va da novembre a febbraio e la seconda è quella della crescita che va da marzo a fine ottobre.
Durante il periodo di riposo, la pianta, pur non dando segni di vitalità, si prepara per affrontare il periodo attivo che la vedrà impegnata con tutte le energie a dare vita ai suoi frutti.

Il periodo attivo inizia in primavera con la fase del pianto, il primo segno di risveglio della pianta, e successivamente con quella del germogliamento, il momento in cui iniziano a vedersi le prime foglie.

Tali prodotti possono contribuire a
- stimolare la vite a produrre citochinine endogene e di conseguenza a sviluppare un nuovo e abbondante apparato radicale, e quindi una migliore assimilazione degli elementi nutritivi;
- uniformare il germogliamento nel tralcio, evitando il fenomeno della dominanza apicale con conseguente germogliamento "a emme
- aumentare sia grado zuccherino sia l’alcol potenziale, senza agire sul mosto. Il più alto indice di maturazione tecnologica (Zuccheri/Acidi) si può ottenere grazie all’aumento dei gradi brix, senza provocare repentini abbassamenti dell’acidità e del pH
- attività ormono-simile: ad esempio auxine e gibberelline, stimolano lo sviluppo vegetativo, l’induzione a fiore delle gemme e l’allegagione più regolare
- favorire l'allungamento del rachide (uva da vino), poiché agiscono sulle fasi di divisione e distensione cellulare
- stimolare la fotosintesi clorofilliana e migliorare la resistenza della pianta agli stress, contribuendo all'aumento del profilo aromatico nella vite
-  favorire la radicazione delle barbatelle, aumentando la resistenza delle viti agli stress abiotici
 

Biostimolanti per le colture estensive

Prodotti per ridurre stress abiotici – idrici per grano, riso, mais, etc.In occasione dei "Campo Demo" a cui Image Line ha partecipato in diverse occasioni collaborando con lo staff del centro di saggio Agricola 2000, sono state approfondite varie linee tecniche che hanno esaminato l'effetto dell'impiego di questi formulati per colture estensive quali mais e soia.
Ad esempio, sono stati presi in considerazione prodotti che
• riducono i danni causati da stress di origine climatica agendo positivamente sulla fisiologia della pianta
• utilizzati in associazione ai diserbanti consentono di riattivare più velocemente la crescita e lo sviluppo delle piante facilitando l'assorbimento dei principi attivi e migliorando la penetrazione dei formulati
• riducono la tossicità e stimola il recupero dopo applicazioni di erbicidi post-emergenza
• aiutano le piante a mantenere sempre pienamente attive tutte le vie biochimiche sia in condizioni normali sia in momenti critici determinati da stress esterni
• che applicati nei momenti di stress della pianta - come l'utilizzo di diserbi - consentono alla pianta stessa di superare gli arresti di crescita vegetativa a cui viene sottoposta
 

Genomica e biologia molecolare per lo sviluppo dei b.

(tratto dalla nostra intervista a Pierdomenico Perata, rettore della Scuola superiore Sant'Anna).
"Negli ultimi dieci anni sono state condotte numerose ricerche scientifiche sul tema. Questo ha consentito uno sviluppo importante del settore. Una svolta è stata data dalla genomica: le tecniche di biologia molecolare consentono di sviluppare dei test per caratterizzare l'azione di questi prodotti in maniera molto più rapida di un tempo e di consentirci di individuare in maniera estremamente precisa il loro meccanismo di azione.
Alla Scuola Superiore Sant'Anna facciamo ricerca orientata alla fisiologia, genetica e produzioni vegetali. Attraverso tecniche già studiate nel campo dell'implementazione di farmaci, con la genomica abbiamo sviluppato delle piattaforme tecnologiche che ci hanno consentito di caratterizzare i prodotti già in commercio, validandone a livello scientifico l'azione,
e selezionare nuove materie prime impiegate poi per la produzione di nuovi formulati.
Studiamo l'effetto complessivo del formulato: dal livello genico - "come i geni sono influenzati dall'applicazione di questi prodotti?", ad esempio, con la somministrazione di certi composti si attivano dei geni - ad esempio di resistenza allo stress idrico -, al fenotipo della pianta e infine ai livelli produttivi.

 

Chi li produce in Italia e l'associazione europea di riferimento

Su Fertilgest trovi la banca dati delle aziende produttrici di fertilizzanti che hanno scelto di rendere disponibili le proprie schede tecniche sul portale. Sul Registro dei fabbricanti, trovi l'elenco scaricabile in pdf o ricercabile per denominazione o denominazione del tipo.
In calce a questa pagina sono riportati i link a tutte le aziende partner di Fertilgest che contribuiscono ad aggiornare tutte le informazioni presenti nel portale.

A livello europeo, la EBIC "European Biostimulants Industry Council" associa numerose imprese che innovano nel settore.
Fra i partner del network di Image Line (da Fertilgest ad AgroNotizie, passando per Fitogest) troviamo alcuni dei fondatori della EBIC - Biolchim, Green Has Italia, Italpollina, Valagro - e varie realtà associate, fra le quali Arysta LifeScience, Chemia, Compo Expert, FMC, Isagro, Koppert, L. Gobbi, Sipcam, Syngenta.
EBIC è stata fra le protagoniste del Focus organizzato a Macfrut/RIminiFiera da Image Line e dallo staff di Fertilgest (puoi leggere l'intervento dedicato alla normativa ed al mercato europeo, in questa pagina).

 


Vuoi continuare a leggere approfondimenti?

In questa sezione puoi trovare:
• la banca dati dei prodotti ad azione specifica - biostimolanti (con riferimento alla normativa vigente - in attesa dell'entrata in vigore del nuovo Regolamento Ue sui Fertilizzanti)
• le leggi che definiscono il quadro normativo del settore
• le pubblicazioni scientifiche che trattano il loro uso in agricoltura

Suggerimenti? Pensi che le informazioni riportate in questa pagina siano da correggere? Scrivici per segnalare la modifica. Grazie!

I nostri Partner

I partner sono mostrati in funzione del numero di prodotti visualizzati su Fertilgest nella settimana precedente

Fertilgest® è un sito realizzato da Image Line®
® marchi registrati Image Line srl Unipersonale (1990 - 2019)