Actinidia

Classificazione coltura: Fruttiferi > Fruttiferi minori
Actinidia - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione Botanica
Famiglia: Actinidiaceae
GenereActinidia
SpecieActinidia chinensis Planch.
La coltura dell’actinidia (Actinidia chinensis Planch.) rappresenta per l’Italia una delle colture più importanti in termini di superfici e, dagli albori della sua coltivazione negli anni 60, l’Italia è ora il secondo paese produttore di kiwi al mondo dopo la Cina, paese di origine della pianta. Seguono Nuova Zelanda, Cile, Francia, Grecia, Giappone e Stati Uniti.
È una specie dioica in quanto i fiori femminili sono portati da piante dette pistillifere e quelli maschili da piante dette staminifere. L’impollinazione è entomofila per cui si richiede una pianta maschio ogni 6-8 piante femmine.
Il ciclo biologico dell’actinidia si può considerare suddiviso in 5 stadi fenologici:
1.  Dal risveglio vegetativo alla prima comparsa dei fiori.
2.  Dalla comparsa dei fiori alla fine dell’impollinazione.
3.  Dalla fine dell’impollinazione al cambiamento di colore dei semi.
4.  Dal cambiamento di colore dei semi alla maturazione e raccolta.
5.  Dalla raccolta alla fine della stagione vegetativa.

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ton
ton/Ha
L'actinidia teme i danni da freddo ed i ristagni idrici per cui si rende indispensabile un terreno con un buon drenaggio; inoltre può presentare problemi con terreni ad elevato calcare attivo, con un pH>7,6 ed in presenza di forte ventosità (si consiglia l’impiego di frangiventi). La salinità deve essere inferiore ad una EC di 2 µS/cm. 
In estate, elevate temperature unite a bassa umidità relativa, possono causare disseccamenti del lembo fogliare (brusone), soprattutto se in concomitanza a carenze idriche nel terreno. In tali casi l’irrigazione nebulizzata, con effetto climatizzante per diminuire la temperatura ed aumentare l’umidità, si rilevano operazioni colturali assai utili.
I livelli di produzione di kiwi risultano variabili secondo le varietà e le epoche di produzione. Si ritengono dei buoni dati produttivi valori pari a 20-35 ton/ha. Le massime produzioni, fino a 40-45 tonn/ha si ottengono con impianti a tendone o a GDC di kiwi verde Hayward.
L’azoto è l’elemento più importante per la crescita e favorisce una precoce entrata in produzione delle giovani piante.
Generalmente dalla comparsa dei fiori fino alla fine dell’impollinazione (fase che dura circa 20-25 giorni) le piante di actinidia utilizzano circa il 20% del fabbisogno totale dell’azoto necessario a completare tutto il ciclo vegetativo.
Come regola generale, è consigliabile effettuare le concimazioni a partire dal momento della fioritura fino in post-allegagione. La concimazione azotata in post-raccolta rappresenta un mezzo valido per incrementare l’accumulo delle riserve azotate negli organi perenni dell’albero, soprattutto in situazioni di scarsa fertilità del suolo. In ogni caso la distribuzione frazionata dell’azoto con la fertirrigazione, soprattutto in terreni sciolti, rappresenta un modo efficace per ridurre le perdite e aumentare l’efficienza del fertilizzante.
Il Fosforo è un elemento importante nel metabolismo e nell’impollinazione dei fiori, tuttavia ne sono necessarie modeste quantità. In caso di ridotte dotazioni di fosforo nei suoli, si possono effettuare concimazioni di fosforo con 50-60 kg/ha di P2O5, preferibilmente da distribuire con la fertirrigazione.
Il potassio è molto importante per la sua influenza sulla qualità dei frutti. Assolve importanti funzioni nel metabolismo degli zuccheri, nei processi osmotici e nella turgidità delle cellule. Il potassio con il calcio, distribuiti assieme nelle settimane dopo l’allegagione, sono due elementi di fondamentale importanza per la consistenza, la conservabilità, la resistenza ai marciumi e per migliorare il valore organolettico dei frutti.
Un elemento spesso poco considerato ma invece molto importante è il calcio; questo concorre in modo decisivo a migliorare la consistenza dei kiwi e quindi la loro conservabilità; aumenta la resistenza ai marciumi, incrementa la pezzatura e i valori organolettici dei frutti stessi.
Il calcio è accumulato per circa il 90% nelle foglie e solo per il 6-7% circa nei frutti, evidenziando la forte competizione esistente tra foglie e frutti per questo elemento.
La dinamica di accumulo del calcio nelle foglie differisce molto rispetto a quella nei frutti.
Mentre nelle foglie si ha un tasso di accumulo costante, nei frutti il 70-80% circa del calcio è accumulato entro le prime 6-7 settimane dall’allegagione.
Tale distribuzione a favore delle foglie è spiegata dal fatto che il calcio è trasportato per via xilematica e che l’acqua assorbita è traspirata quasi interamente dalle foglie.
La tecnica colturale dovrà quindi garantire l’adeguato livello di calcio nei frutti piuttosto che nelle foglie, cercando di sfruttare a tale scopo i suggerimenti derivanti dai numerosi studi di fisiologia vegetale.

 
Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare.
L’actinidia ha esigenze nutritive durante tutta la stagione vegeto-produttiva, ed in particolare nel periodo che va dal germogliamento all’allegagione essa richiede un picco elevato di elementi nutritivi come l’azoto.
L’intero ciclo di sviluppo della coltura è stato suddiviso in 5 fasi fenologiche. La loro durata può variare secondo le diverse condizioni colturali, ma restano ben definite nelle specifiche fasi vegetative le esigenze in azoto. Ogni fase ha in % una ben definita esigenza in azoto, secondo la quale può essere impostato un dettagliato programma di fertirrigazione.
 
Concimazione
Le sostanze di riserva accumulate nella pianta sono utilizzate dalla stessa al momento del risveglio vegetativo fino all’inizio fioritura, per cui è bene apportare le concimazioni anche dopo la raccolta e ripartire poi con la concimazione primaverile dopo il risveglio vegetativo.
Con la fertirrigazione, le quantità di elementi nutritivi si possono ridurre del 20-30%. Questa tecnica di concimazione è utile per distribuire gli elementi nutritivi sotto forma di fertilizzanti solubili ed i microelementi, proprio grazie ad un’azione tempestiva di intervento.
La fertirrigazione esalta anche l’attività dei chelati di ferro necessari in caso di clorosi. La clorosi nei terreni pesanti va prevenuta favorendo il drenaggio delle acque, razionalizzando gli interventi irrigui (pessimo il sistema per scorrimento) e aumentando la dotazione di sostanza organica nel terreno.
La clorosi da calcare va curata con somministrazioni di chelati di ferro effettuate fin dalla comparsa dei primi sintomi, distribuendo ripetutamente pochi grammi di prodotto per pianta con la fertirrigazione. La somministrazione per via fogliare va adottata in casi di estrema necessità.

Concimazioni a base di calcio.
La parte di Calcio asportata dal frutto vale circa il 6-8% mentre la parte asportata dalle foglie vale anche il 90%. Per cui la maggior parte del calcio ritorna al terreno con la caduta delle foglie.
Occorre valutare il contenuto in calcio nel terreno ma, ancora più importante il contenuto in calcio dell’acqua d’irrigazione, dove spesso dalle analisi chimiche si leggono valori elevati o molto elevati in ione Calcio (Ca++).
Per esempio, con un’acqua che ha un contenuto di 80 mg/litro di Ca++, si apportano 80 kg di Ca++ per ogni 1.000 m3 di acqua. Potete valutare facilmente che per es.: con un apporto irriguo di 5.000 m3/ha, si apportano 400 Kg/ha di Ca++, che corrispondono a circa 560 Kg/ha di CaO (400 x 1,4=560) che corrispondono al Calcio apportato da circa 2.000 Kg di Nitrato di Calcio (15,5-0-0+26,5 CaO) con il quale però si apportano anche oltre 300 Kg di Azoto Nitrico.
Sovente, gli agricoltori ricorrono a specifici trattamenti nel tentativo di incrementare il contenuto di calcio nel frutto del kiwi. Per una migliore efficacia degli apporti di calcio alla pianta invece, è consigliabile effettuare le concimazioni calciche alle prime settimane successive all’allegagione, quando le cellule degli strati più esterni del frutto sono ancora verdi, vitali e non suberificate e soprattutto perché hanno ancora un certo valore di traspirazione.
Durante questo periodo si devono garantire le condizioni idriche ottimali nel terreno, inoltre la forma di allevamento e la sua gestione devono favorire l’esposizione dei frutti e la circolazione dell’aria all’interno della chioma, in modo da favorire la traspirazione e la traslocazione del calcio nei frutti, e se necessario un apporto fertilizzante di calcio.
 
Irrigazione
L’actinidia ha necessità di un elevato volume di adacquamento, valutato attorno a 4.000/7.000 m3/ha, in relazione al tipo di terreno ed alle condizioni climatiche.
Importante la qualità dell’acqua: l’acqua di irrigazione va analizzata in quanto contenuti di cloro o di sodio superiori a 70 mg/l non permettono all’actinidia di svilupparsi normalmente.
Il metodo irriguo più adatto per l’actinidia è quello localizzato ed in particolare quello a goccia o a micro-sprinkler.
L’inizio della stagione irrigua, i turni ed i volumi di adacquamento sono in funzione dell’evaporazione, dell’ambiente, dell’incremento della superficie traspirante e della riserva idrica contenuta nel terreno.
Non si deve eccedere nell’irrigazione per evitare eccessi di vegetazione che creano condizioni favorevoli all’insediamento della Botrytis, i cui effetti emergono durante la conservazione, si ripercuotono negativamente sullo sviluppo dei frutti e sulle loro caratteristiche organolettiche, e possono essere la causa scatenante della cosiddetta “Moria del Kiwi”.
 

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