Pomodoro

Classificazione coltura: Ortaggi > Solanacee
Pomodoro - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Solananceae
Genere: Solanum
Specie: Solanum lycopersicum
Il pomodoro (Solanum lycopersicum) appartenente alla famiglia delle solanacee è una pianta che può essere coltivata in quasi tutti i tipi di terreno. Ha un apparato radicale sensibile all’asfissia e teme la siccità.
Le irrigazioni gestite male possono provocare “BER” (Blosson End Rot), la necrosi apicale nei frutti.
Una carenza regolare di acqua diminuisce il calibro dei frutti. Si raccomandano delle irrigazioni frequenti e brevi.
I limiti termici della coltura sono: 2 C° minima letale; 8-10 C° minima biologica; 13-16 C° temperatura ottimale notturna; 22-26 C° temperatura ottimale diurna. La temperatura massima biologica, oltre il quale si ha l’arresto della vegetazione, è di 35 C°. 
La temperatura del terreno, gioca un ruolo importante e, per permettere una crescita ed un assorbimento regolare degli elementi nutritivi, essa deve avere un valore minimo superiore a 15 C°. 
Il pomodoro è una specie molto tollerante al pH. I migliori rendimenti si situano attorno un valore di pH tra 6.0 e 7.0. Ha una buona tolleranza alla salinità, comunque è classificato tra le specie che non gradiscono i fertilizzanti contenenti cloro.
Il pomodoro è sensibile alle carenze in magnesio, molto sensibile alle carenze di molibdeno e mediamente sensibile alle carenze in ferro, boro, zinco e manganese
I requisiti produttivi, oltre a quelli generali come l’alta produttività e la resistenza alle malattie, sono quelli qualitativi, come:
a) consistenza della polpa;
b) residuo ottico elevato;
c) taglia ridotta;
d) maturazione concentrata in un arco breve di tempo;
e) resistenza alla sovra maturazione;
f) facilità del distacco del frutto;
g) resistenze ad alcune fisiopatie specifiche come la spaccatura del frutto, il colpo di sole, il marciume apicale, ecc..
La raccolta meccanica dei pomodori è attualmente applicata ovunque, per cui alle moderne varietà di pomodoro da industria si richiede anche di essere idonee alla raccolta meccanizzata.

La produzione di pomodori è molto variabile, si possono raggiungere e superare le 100 ton/ha, come si possono avere rese bassissime in coltura asciutta. La media oscilla tra le 60-80 ton/ha.
 

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La concimazione organica del pomodoro è sicuramente positiva, soprattutto qualora si disponga di letame o concimi organici di buona qualità, ma si devono evitare gli eccessi che renderebbero disponibile troppo azoto, soprattutto durante la maturazione dei frutti, con i gravi effetti sulla qualità del prodotto.
Per lo stesso motivo non bisogna eccedere nella concimazione azotata, che va inoltre adeguata all’andamento stagionale. È pertanto opportuno distribuire una parte dell’azoto prima della semina o del trapianto, impiegando in prevalenza forme di azoto ad azione prolungata (ammoniacale o a lenta cessione), soprattutto nei terreni più leggeri. Si dovrà intervenire poi in copertura, in funzione dell’andamento stagionale e dello sviluppo della coltura, con concimi ad azione più rapida, come il nitrato di calcio, il nitrato ammonico o il nitrato di potassio.
In ordine decrescente di fabbisogno di nutrienti, abbiamo il potassio, l’azoto, il fosforo ed il calcio.
 
L’azoto è l’elemento nutritivo da trattare con maggiore attenzione. Un eccesso di azoto può provocare un eccesso di vigoria vegetativa, con conseguente ritardoscalarità di maturazione e maggior suscettibilità ad attacchi fungini. A seconda del periodo in cui l’eccesso si manifesta, si può avere anche la formazione di frutti cavi all’interno.
La concimazione azotata va pertanto dosata con attenzione agli apporti sia organici che minerali, seguendo l’evoluzione stagionale che influenza grandemente la disponibilità e l’assorbimento dell’azoto, senza mai trascurare l’equilibrio con fosforo e potassio che possono contenere i problemi legati agli eventuali eccessi di azoto.
La carenza in azoto si manifesta con una colorazione verde chiaro delle foglie ed una riduzione della crescita. La combinazione di un eccesso di azoto e di un apporto scarso in fosforo e potassio può favorire dei difetti di colorazione.
Il fosforo è un elemento che interviene nella crescita delle radici, nella fioritura, nella fecondazione e nella maturazione.
Esso ha un’azione sulla precocità: infatti, si è constatato che l’impiego del fosforo determina un apparato radicale ben formato e migliora la precocità.
Il fosforo è fondamentale per la crescita del pomodoro. Non ne richiede grandi quantità, ma l’assimilazione di questo elemento non è molto efficiente, soprattutto nei terreni calcarei. Bisogna pertanto garantire la disponibilità di fosforo, con l’impiego di concimi che lo contengano in forma solubile e assimilabile dalla pianta.
Le carenze si manifestano con dei sintomi classici: fusto e parte inferiore delle foglie prendono una colorazione violacea.
Le carenze possono essere dovute a:
• Mancanza di fosforo nel terreno
• Attacco parassitario alle radici (nematodi)
• Temperatura del terreno troppo bassa
• Scarsa luminosità
 
Il potassio ha un’azione sulla qualità delle bacche (gusto e colore) così come sulla resistenza alle malattie.
Le carenze si manifestano con una colorazione chiara del fogliame, in seguito alla quale appaiono delle macchie decolorate che necrotizzano.
Una carenza di potassio favorisce i difetti di decolorazione sui frutti. Un eccesso di potassio induce carenze magnesiache.
Il pomodoro preferisce fertilizzanti esenti da cloro come il solfato di potassio (K2SO4). Nel caso di utilizzo di cloruro di potassio (KCl) in pieno campo, esso dovrà essere incorporato nel terreno in autunno, al fine di permettere la lisciviazione del cloro.

 
Il calcio è un componente importante per la struttura delle pareti cellulari e stabilizza le membrane cellulari. Esso influisce anche direttamente sul bilancio salino nelle cellule vegetali e attiva il potassio per regolare l'apertura e la chiusura degli stomi e per consentire il movimento dell'acqua nella pianta. Una cattiva assimilazione di quest’elemento, dovuto generalmente ad una cattiva gestione dell’irrigazione, provoca la necrosi o marciume apicale nota come Blossom-end rot.
Il calcio è richiesto in quantità abbastanza importanti, pari a circa 170 kg/ha di calcio per una resa di circa 100 t/ha. Dal momento che il calcio è necessario durante tutto il periodo della crescita e il suo trasporto nel frutto è lento, è pratica comune utilizzare le applicazioni fin dal trapianto e per tutta la stagione colturale, al fine di ottimizzandone la qualità e la conservabilità dei frutti.

 
Il 20 - 25% del magnesio totale della pianta è localizzato nei cloroplasti: questo lo rende un elemento particolarmente importante per la produzione di clorofilla e per la fotosintesi.
Il fabbisogno di magnesio varia a seconda della produzione e delle tecniche di coltivazione.
Una corretta alimentazione magnesiaca eviterà in parte i problemi di fermezza e consistenza della polpa dei frutti.
Le carenze si manifestano con un ispessimento ed una clorosi internervale delle foglie.
Le principali cause di carenze magnesiache dipendono da:
• Carenza dell’elemento nel terreno.
• Mancato assorbimento causato da un eccesso di potassio.
• Asfissia radicale.

 
Prima del trapianto: 
La concimazione di fondo deve comprendere il fosforo ed il potassio. L’azoto è opportuno distribuirlo in parte prima del trapianto, impiegando forme di azoto ad azione prolungata (ammoniacale o a lenta cessione), soprattutto nei terreni leggeri, e la restante parte in copertura.

Dopo il trapianto: 
È preferibile che il trapianto avvenga in un terreno già fertilizzato. Se ciò non è possibile, possiamo utilizzare una soluzione nutritiva con 1-1,5 gr/litro di fertilizzante. Per preparare la soluzione possiamo scegliere un fertilizzante NPK completo con un rapporto vicino ad 1-1-2 con l’aggiunta di nitrato di calcio se necessario. Se il trapianto è fatto in un terreno ben arricchito, si cominceranno le fertirrigazioni a partire dalla terza foglia. 
Con la concimazione in copertura si apporterà la restante parte di azoto, in funzione dello sviluppo vegetativo della coltura, dell’andamento stagionale e della tecnica di applicazione, impiegando fertilizzanti ad azione rapida, come il nitrato di calcio, il nitrato ammonico ed il nitrato di potassio.
La modalità di distribuzione è legata al ritmo di assorbimento del nutriente da parte della pianta. Il pomodoro è caratterizzato da un andamento quasi parallelo nell’assorbimento dell’azoto e del potassio con un picco di assorbimento che si colloca normalmente tra la quinta e la nona settimana dal trapianto in corrispondenza con la fase di rapido sviluppo vegetativo ed inizi della fioritura.
Se si dispone di un impianto di microirrigazione a goccia, (come ormai è la norma), si può applicare la fertirrigazione. In questo modo è possibile distribuire gradualmente i fertilizzanti man mano che le piante ne hanno bisogno, automatizzando l’operazione e semplificando il lavoro.

 

Irrigazione
Il pomodoro è una pianta con elevate esigenze idriche, in particolar modo durante la fase d’ingrossamento dei frutti.
I fabbisogni idrici possono variare in funzione degli areali di coltivazione, dell’epoca d’impianto, e della precocità della coltura. In linea di massima sono necessari interventi ravvicinati, almeno a cadenza settimanale, con volumi di adacquamento che si aggirano attorno a 300-400 m3/ha/settimana. La prima irrigazione dovrebbe essere effettuata quando il contenuto idrico residuo nei primi 40 cm di terreno, misurato mediante tensiometri, o stimato mediante un bilancio idrico, è circa del 50-60%.
Bisogna considerare che tra gli aspetti più trascurati nella gestione dell’irrigazione figura senza dubbio la progettazione dell’impianto irriguo e fertirriguo. L’adozione di materiali non idonei può rendere pressoché nulla l’efficacia dell’intervento di fertirrigazione o causare notevoli danni alla coltura o all’ambiente.
La manichetta forata tradizionale, ad esempio, a causa della nota disomogeneità di distribuzione dell’acqua non si presta ad essere usata efficacemente per la fertirrigazione. La tecnica ora mette a disposizione delle nuove manichette gocciolanti con portate e tipologie di labirinto del gocciolatore che, grazie anche ad una precisa progettazione ed installazione, permettono una precisa e regolare distribuzione dell’acqua nel campo, anche in condizioni di lunghezze notevoli o di terreni in pendenza.
La pianta del pomodoro può considerarsi mediamente tollerante alla salinità, per cui possono essere utilizzate acque con un modesto/elevato contenuto salino.
 

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NP 18.46 o FOSGACTYL 3.22???

Cari amici, sono solito usare nella semina del pomodoro da industria NP 18.46 della YARA. Ultimamente, un agronomo della TIMAC, insistentemente, mi sta consigliando di sostituire l'NP 18.46 con il FOSFACTYL 3.22. dicendo che è migliore persino a dosi minori (con l'NP 18.46 uso qli 9/ha). Qualuno di voi può aiutarmi??? avete gia sperimentato il prodotto??? Grazie mille

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