Mirtillo nero

Classificazione coltura: Fruttiferi > Fruttiferi minori
Mirtillo nero - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Ericaceae
Genere: Vaccinium
Specie: Vaccinium myrtillus L.
Il Mirtillo, pianta spontanea nell'emisfero boreale, appartiene alla Famiglia delle Ericaceae, genere Vaccinium, comprendente circa 130 specie, tra le quali riveste un certo interesse agronomico il Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus L.).
È una pianta spontanea in Europa: alto 20-40 cm, con fusti angolosi e ramosi; fiorisce in maggio e fruttifica in luglio-agosto; presenta bacche solitarie o accoppiate, nere, ricoperte da pruina e con polpa colorata. Si trova nelle Alpi e negli Appennini fino all'Abruzzo, fino a circa 2.000 metri; i frutti possono essere consumati freschi o trasformati in marmellate o gelatine.
Le varietà di mirtillo nero attualmente coltivate sono soprattutto quelle derivate dal mirtillo gigante e dal cranberry.
In base ai dati Faostat, nel 2018 nel mondo sono stati coltivati 109.000 ettari di mirtillo e prodotte 682.000 tonnellate di mirtilli: +45% per superfici e +116% per quantità rispetto al 2008.
L'Italia è al 14° posto al mondo e al 7° posto in Europa con una superficie di circa 900 ettari coltivati a mirtilli.
Il 70% della produzione si trova nel Piemonte, dove la maggior parte della produzione è in suolo grazie alle caratteristiche acide dei terreni.
Le altre regioni di produzione sono il Trentino-Alto Adige (150 ettari), il Veneto (con circa 120 ettari in produzione fuori suolo nella zona di Verona) e la Lombardia (100 ettari). Altre aree minori sono nel centro Italia (Toscana e Lazio), nel sud (Puglia e Calabria) e in Sicilia.
La produzione è destinata in gran parte all’export.

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Ha
ton
ton/Ha
Il mirtillo vegeta bene nei terreni acidi (pH 4,5-5,5), privi di calcare attivo, ben dotati di sostanza organica, fertili, freschi, tendenzialmente sciolti.
Viene propagato per talea legnosa o erbacea.
Dal punto di vista climatico il mirtillo, se ben lignificato nel periodo autunnale, mostra un’alta resistenza al freddo (anche fino a -30°C). Una buona qualità dei frutti si ottiene con temperature elevate (meglio quindi non coltivare sopra gli 800 m) e buona esposizione alla luce, favorita da interventi di potatura.
La prima concimazione di fondo si attua al momento dell’impianto del mirtilleto, tipo di concime e dosaggio dipende dal suolo. Si possono usare letame maturo o compost, previa verifica del pH del suolo.
Si può poi aggiungere sostanza organica una o due volte all’anno; per questa operazione lo stallatico in pellet può essere usato con moderazione, sempre perché tende ad elevare il pH del terreno, in alternativa concimi specifici per acidofile e magari apportare torba acida.

Abbisogna di frequenti irrigazioni a causa dell’apparato radicale molto superficiale.
I sesti sono compresi fra 2-3,50 m fra le file e i 1-1,50 m fra le piante, in funzione della vigoria della varietà e delle migliori o peggiori condizioni ambientali. L’investimento è di circa 3000 piante per ettaro. La produzione si aggira tra i 2-4 kg/pianta. Con la coltivazione in fuori suolo ed in serra, si pensa di arrivare a coprire la produzione da febbraio a novembre.
Il mirtillo necessita di azoto per stimolare la pianta a rinnovare la chioma.
L'azoto non deve essere dato in eccesso. Meglio utilizzare i fertilizzanti acidificanti e/o acidificare l’acqua con la fertirrigazione.
La concimazione organica all’impianto ed in fase di coltivazione della pianta deve essere eseguita con torba acida (pH 3-3,5) in sostituzione del letame nei terreni con pH superiore a 5.

Il fosforo è un elemento che interviene nella crescita delle radici, nella fioritura e nella fecondazione. Il mirtillo necessita di fosforo per migliorare la produzione di Mirtilli.

Il potassio ha un’azione sulla qualità dei frutti così come sulla resistenza alle malattie.

La formulazione ottimale potrebbe essere, in percentuale, 30% azoto, 20% fosforo, 50% potassio, da somministrare 3 volte l’anno: la prima all’inizio della primavera, la seconda a giugno e la terza a fine settembre. Oppure con la fertirrigazione a goccia, aumentando il frazionamento in misura dell’esigenza idrica della pianta.
Il mirtillo non ama i terreni calcarei, di conseguenza occorre fare attenzione durante l’irrigazione. È necessario usare acqua con bassi livelli di calcare; a questo scopo si può impiegare acqua acidificata oppure tagliare l’acqua di irrigazione con acqua piovana.
Attualmente la varietà più conosciuta è la Duke (che rappresenta l'80% della produzione totale), caratterizzata da una spiccata precocità. Nel periodo medio-precoce abbiamo: Draper, Blue Ribbon, Top Shelf. Nel periodo intermedio ci sono Cargo e Liberty mentre nel periodo tardivo Last Call e Aurora.
Occorre prestare particolare attenzione all'esposizione: la zona di coltivazione deve essere ben illuminata ma non troppo soleggiata. La pianta è molto rustica e sopporta bene le basse temperature.
In linea generale il suolo è con molta probabilità l'elemento su cui porre maggiore attenzione, nella coltivazione del mirtillo. È molto importante conoscere l’acidità del terreno. Questo parametro è fortemente vincolante per ottenere un'adeguata produzione presente e futura. Il pH deve essere compreso tra 4,5 e 5,5. In caso contrario la pianta avrà uno sviluppo limitato, una scarsa produzione e le foglie tenderanno all’ingiallimento. Per questo motivo sarà necessario acidificare il terreno.

Ma come può fare un agricoltore ad acidificare?
Per acidificare si possono utilizzare degli acidi minerali durante la fertirrigazione. Oppure può essere una buona norma ammendare il terreno con torba acida, sia nella fase di preparazione del terreno che nel momento della messa a dimora delle piante.
Oltre al pH molto acido la pianta di mirtillo predilige un suolo leggero, sciolto, ben drenato, ricco di sostanza organica (4-8% almeno) e privo di calcare.
Il mirtillo è una pianta con esigenze nutrizionali specifiche. È importante apportare sostanza organica, preferibilmente di derivazione acida (torba acida, corteccia di conifere, etc). Questo già di base rappresenta un buon apporto di elementi nutritivi. Proprio per questo motivo normalmente si può anche limitare, se non evitare, l'apporto di dosi di azoto: meglio non esagerare in quanto eccessi di azoto ammoniacale o nitrico assorbiti possono pregiudicare la consistenza della polpa e la shelf-life.

All’impianto può essere utile apportare fertilizzanti a base di fosforo (P2O5) 30-40 unità/ha, e di potassio (K2O) 100 unità/ha.
Durante la coltivazione è buona prassi (sempre verificando in base ad analisi del terreno e/o analisi fogliare) apportare circa 10-20 kg/pianta di sostanza organica e zolfo pellettato per acidificare la baulatura (300-600 kg/ha). In autunno aggiungere 40-60 unità/ettaro di P2O5 e 80-100 di K2O. L'azoto va dato in tre riprese (a partire da inizio primavera) sotto forma ammoniacale nelle dosi di 40 grammi/pianta, oppure con la fertirrigazione a goccia, aumentando il frazionamento in misura dell’esigenza idrica della pianta.
Potrebbe essere necessario ed importante anche intervenire con prodotti fogliari a base di microelementi e sostanze capaci di aumentare la consistenza e la sostanza secca nei frutti come i biostimolanti.

L’irrigazione è uno dei fattori determinanti per la crescita e la produzione di mirtilli, sia in caso d'eccesso che di carenza.
Questo è dovuto ad uno scarso e superficiale sviluppo dell'apparato radicale.
Il mirtillo quindi teme la siccità e richiede un frequente apporto idrico. Per irrigare il mirtillo bisogna evitare l'uso di acqua troppo calcarea, che contribuisce a rendere il terreno alcalino.
È evidente che indicare valori a priori è difficile, in quanto differiscono per età della pianta, varietà e condizioni pedo-ambientali.
I periodi più delicati sono lo sviluppo vegetativo e la fase di maturazione dei mirtilli.
Per la distribuzione si dovranno scegliere impianti in grado di fornire volumi irrigui di bassa portata con frequenza elevata: i più idonei sono quelli a distribuzione localizzata come l’irrigazione a goccia.

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Cerco Contoterzista Brianza

Gentile Responsabile, sono Francesco Fumagalli, sto gestendo l'avvio di un’azienda agricola a Briosco (MB). E' mia intenzione dedicare un ettaro alla produzione di mirtilli biologici e intendo usufruire esclusivamente di contoterzisti per le lavorazioni del terreno. Non riesco a trovare nessuna azienda in zona, qualcuno ha informazioni e/o è interessato? Cordiali saluti

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