Pesco

Classificazione coltura: Fruttiferi > Drupacee
Pesco - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Le pesche si dividono in tre categorie principali: la pesca comune, le nettarine o pesche noci e le percoche.
Queste categorie possono essere divise ulteriormente a seconda del periodo di maturazione:
a) pesche a maturazione molto precoce (maggio/giugno);
b) a maturazione intermedia (luglio - agosto);
c) a maturazione tardiva (settembre).
Le pesche comuni e le percoche hanno la buccia vellutata, mentre le nettarine hanno la buccia liscia; tutti i tipi possono avere polpa bianca o gialla. Le percoche di norma vengono utilizzate dall'industria conserviera.
Le condizioni climatiche italiane sono ideali per la coltivazione del pesco. Esso preferisce un clima mite, può sopportare temperature basse con minime invernali anche -15 e -18°C. 
Il pesco ha un fabbisogno di freddo di circa 800-1.300 ore di freddo con temperature al di sotto di +7°C per poter fiorire e produrre normalmente. Soffre le gelate tardive primaverili a causa della precoce fioritura.
Il pesco esige dei terreni di medio impasto tendenti allo sciolto, ben provvisto di sostanza organica, con sottosuolo permeabile e con un pH neutro.  Soffre l’asfissia radicale e quindi sono da evitare i ristagni idrici.

 

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La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione sono di difficile generalizzazione per la notevole variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la peschicoltura, per le diverse pratiche agronomiche, per la scelta varietale e dei portainnesti.
Il contenuto di calcio, sotto forma attiva, è dannoso per il pesco innestato su Franco, quando supera valori del 4-5%.
La concimazione di produzione dovrebbe essere guidata dalla diagnostica fogliare per evitare di distribuire concimi non necessari o in quantità sbagliata.

La produzione di pesche e nettarine è molto variabile, si possono raggiungere e superare le 40 tonn/ha, soprattutto per le colture tardive. La media oscilla tra le 20-30 tonn/ha.

 
L'azoto è assorbito dalle radici sotto forma di nitrato (NO3), mentre l’azoto in forma ammoniacale è trattenuto dai colloidi argillosi e dalla sostanza organica C.S.C..
In condizioni di temperature di suolo ottimali (20-25 °C) e terreni con buon drenaggio, la forma ammoniacale si trasforma rapidamente in azoto nitrico.
L’azoto nitrico è la forma azotata maggiormente assorbita dalle piante ed è facilmente soggetta alle perdite per percolazione in quanto, essendo uno ione con carica negativa, non è trattenuto dalle argille del terreno (C.S.C.). L’azoto nitrico è quindi, la forma azotata maggiormente coinvolta nell’inquinamento delle falde acquifere.

 
Le esigenze di fosforo da parte del pesco e degli altri alberi da frutto è molto inferiore rispetto agli altri macronutrienti. Esso è poco mobile nel terreno, abbastanza all’interno della pianta.
Raramente si trovano in frutticoltura casi di carenza di fosforo.
Abbondanti concimazioni fosfatiche possono ridurre l’assorbimento dell’azoto e, al contrario, in situazioni di eccesso di azoto nel suolo, non si verifica il blocco dell’assorbimento del fosforo. Il fosforo è presente in tutti i processi che comportano trasformazioni energetiche. È uno dei costituenti essenziali dei nucleotidi, degli aminoacidi e di numerosi enzimi.
Il fosforo nel terreno è poco mobile, la sua somministrazione va effettuata prima dell’impianto come concimazione di fondo. Durante la coltivazione, in particolare se siamo in presenza di situazioni di carenze, il fosforo dovrà essere distribuito precocemente in autunno o dopo la ripresa vegetativa in fertirrigazione con concimi fosfatici solubili.

 
Il potassio è un elemento poco mobile nel terreno ma abbastanza mobile all’interno della pianta. Il movimento degli ioni K+ all’interno del suolo, per raggiungere la superficie radicale, avviene principalmente per diffusione. È quindi molto importante la presenza di un livello di umidità ottimale e costante durante tutto il ciclo annuale. Stress per carenza idrica diminuiscono notevolmente l’assorbimento di questo elemento.
Il potassio è un macronutriente dinamico che, pur non facendo parte di particolari composti organici della pianta, viene assorbito in notevoli quantità.
Si accumula in quelle zone delle piante dove sono più attive le divisioni cellulari.
Il potassio, altresì, determina un maggior turgore dei tessuti, rendendo la pianta più resistente agli attacchi dei parassiti. In caso di carenza, esso dovrà essere integrato con concimazioni autunnali con solfato di potassio (K2SO4) o in primavera in terreni sabbiosi. Se si dispone di un impianto di fertirrigazione, una parte del potassio si può apportare con concimi potassici solubili quali il nitrato di potassio (KNO3).

 
La funzione principale del calcio nella pianta è quella di favorire la resistenza meccanica dei tessuti vegetali. Il calcio influenza la traslocazione dei carboidrati e l’assorbimento di altri principi nutritivi.
La carenza è rilevata dalla presenza di foglie gialle all’apice dei germogli e di colore verde nelle parti basali, dallo scarso sviluppo delle radici per la morte delle porzioni apicali. L’eccesso di calcio nel terreno determina il blocco di alcuni microelementi come il ferro.
Esso viene assorbito dalle radici sotto forma di Ca2+. Il trasporto del calcio avviene per via xilematica. La via floematica è quasi nulla. Infatti, la concentrazione del calcio nelle foglie aumenta durante la stagione visto che, attraverso tali organi, passa la quasi totalità (99%) dell’acqua traspirata dall’intera pianta.
Il trasporto del calcio nei frutti diminuisce con il procedere della stagione, in quanto diminuisce l’attività traspiratoria. Infatti, circa il 70% del calcio che si trova nei frutti all’epoca della raccolta si accumula nella prima fase di crescita del frutto. Risulta quindi indispensabile, durante tale periodo, il verificarsi di tutte le condizioni favorevoli all’assorbimento e traslocazione di tale elemento.

 
Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla. Le carenze sulle foglie più vecchie compaiono con delle decolorazioni internervali, prima clorotiche poi necrotiche e successiva caduta, con sintomi che si manifestano nell’estate avanzata a cominciare dalle foglie basali.
La carenza di magnesio è tipica di terreni sabbiosi e poco dotati in sostanza organica. Il magnesio è, a torto, un elemento poco considerato nei piani di concimazione.
Il magnesio può essere apportato al terreno o con concimi magnesiaci o con concimi complessi NPK+MgO, (che però lo contengono in quantità limitate).
In caso di elevate produzioni, viene consigliato di apportare magnesio al terreno (magari in fertirrigazione) con solfato di magensio (MgSO4) o nitrato di magnesio (Mg(NO3)2).
Per la maggior parte delle cultivar di pesche, nettarine e percoche, il ciclo biologico inizia con la fioritura tra la fine di febbraio e marzo. I fiori sbocciano prima della comparsa delle foglie, mentre la maturazione dei frutti avviene dall’inizio di maggio per tutta l’estate fino a settembre per le cultivar più tardive. La caduta delle foglie inizia alla fine di ottobre e dura fino agli inizi di dicembre. La differenziazione delle gemme a fiore inizia nel mese di giugno e prosegue per tutto il periodo vegetativo.
Il ciclo biologico del pesco è suddiviso in 5 stadi fenologici:
1. Dal risveglio vegetativo alla comparsa dei fiori.
2. Dalla fioritura alla formazione di germogli di 10 cm di lunghezza.
3. Dai germogli di 10 cm alla fase di indurimento del nocciolo dei frutticini.
4. Dall’indurimento del nocciolo dei frutti alla fine della raccolta.
5. Dalla fine della raccolta alla fine del periodo vegetativo.

Concimazione
Durante la preparazione del terreno per un nuovo impianto, è consigliabile un’abbondante concimazione organica. Ricordiamo che per ogni 10 tonnellate di letame si apportano circa 40-50 unità d’azoto, 20-30 unità di fosforo, 30-40 unità di potassio e microelementi. Inoltre il letame è un ammendante che migliora la struttura del terreno e l’assorbimento degli stessi elementi nutritivi.
Con le nuove tecniche di coltivazione, il periodo di allevamento è ridotto ad 1-2 anni di vegetazione, pertanto fin dal primo anno è necessario intervenire con la concimazione di allevamento e di produzione.

 

Irrigazione
I fabbisogni idrici del pesco variano secondo diversi fattori: terreno, piovosità, portinnesto, varietà, gestione del suolo, ecc..
Per un ettaro di pescheto in produzione, si stima un consumo da 2.000 a 4.000 m3 d’acqua pari a 200-400 mm di pioggia; considerando però che le piante utilizzano solo una parte dell’acqua che arriva loro per le precipitazioni o per l’irrigazione, l’apporto sarà sensibilmente superiore.
La distribuzione del totale volume di adacquamento deve differenziarsi in funzione delle diverse situazioni:
a) più frequente nei terreni sciolti che in quelli compatti;
b) più concentrata in primavera-inizio estate per le varietà precoci;
c) abbondante nella fase di fioritura;
d) scarsa fino all’indurimento del nocciolo;
e) più elevata durante l’accrescimento del frutto nel mese che precede la raccolta;
f) ancora limitata dopo la raccolta seppur continua, per favorire la differenziazione delle gemme e l’accumulo di sostanze di riserva.

La fertirrigazione è una tecnica importante, i cui effetti benefici sono subordinati a un’attenta conoscenza di tutti i fattori che condizionano le caratteristiche vegeto-produttive del pescheto. Per evitare eccesso di salinità nel terreno i valori di conducibilità della soluzione erogata non devono superare i 1.500-2.000 µS/cm, in genere corrispondenti a una concentrazione del concime nell’acqua pari a circa 1,5-2,5 g/l.
Un altro aspetto importante è rappresentato dal pH della soluzione nutritiva erogata, che si deve mantenere al di sotto di pH 6,5 per evitare che si formino incrostazione da calcare che possono occludere i gocciolatori e quindi preservare la funzionalità dell’impianto. Valori ottimali sono compresi tra pH 5,5 e 6,5. Nel caso in cui sia necessario abbassare il pH della soluzione fertirrigata viene consigliato l’uso di acidi come il Nitrico o il Fosforico.
 

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Afide verde su Pesco

Sui miei pescheti conduco la difesa integrata per quanto riguarda la lotta all'Afide verde (Myzus persicae). Dopo la mancanza di successo dell'Imidacloprid (Confidor) sono passato al Flonicamid (Teppeki) che, ahimè, non dà più il suo effetto. Da ultimo sono passato allo Spirotetramat (Movento), ed anche questa molecola di ultima generazione non produce effetti positivi. Se qualcuno ha delle esperienze diverse per combattere questi insetti sarò felice di accogliere i suoi consigli. Grazie.

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