Farro

Classificazione coltura: Cereali > Frumento orzo e cereali minori
Farro - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Poaceae
Genere: Triticum
Specie: Triticum monococcum, T. dicoccum, T. spelta
Farro piccolo, medio, grande o Spelta? Con il nome “Farro” si intendono diverse specie di cereali appartenenti al genere “Triticum”, che furono tra le primissime piante ad essere coltivate circa 11 mila anni fa in Medio Oriente. Il Farro coltivato ora è quasi tutto nella tipologia medio o “dicoccum”.
Il Triticum monococcum, il T. dicoccum e il T. spelta, a differenza del T. aestivum o durum, sono chiamati grani vestiti perché il rachide si disarticola facilmente cosicché con la trebbiatura la granella resta vestita, essendo costituita da intere spighette, e per essere utilizzata richiede di essere sottoposta all’operazione detta “pilatura”, con la quale le cariossidi vengono separate dalla pula
Fino agli inizi del '900 la loro coltivazione era diffusa in alcune valli dell'Appennino e in diverse zone montane d'Italia. Attualmente si stimano circa 4.000 gli ettari coltivati (erano 5.000 nel 1929, scesi a poche centinaia all’inizio degli anni ’90). Infatti, negli ultimi decenni, il farro è diventato oggetto di una forte ripresa di interesse, per un insieme di fattori concomitanti legati alla riscoperta di cibi tipici e alternativi, a provvedimenti di politica agraria volti a diversificare gli indirizzi produttivi ed al recupero di aree marginali e svantaggiate attraverso forme di agricoltura ecocompatibili, alla accresciuta sensibilità nei riguardi della conservazione di specie agrarie a rischio di estinzione o di erosione genetica.
 

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Il farro si adatta bene ad essere coltivato in quelle zone marginali dove i terreni sono poco adatti alle moderne ed esigenti varietà di frumento tenero e di altri cereali a paglia. Il farro, viceversa, riesce ad adattarsi grazie soprattutto alla rusticità, alle modeste esigenze in fatto di fertilità dei terreni e alla resistenza al freddo.
La concimazione può essere completamente omessa nei terreni più fertili e con adeguati avvicendamenti colturali; diversamente, in relazione alle diverse condizioni agro-climatiche e al potenziale produttivo, è sufficiente una disponibilità di 40-60 unità di azoto che, se non presenti nel terreno, possono essere somministrate in copertura, evitando interventi tardivi ed eccessi, che potrebbero favorire l’allettamento. Evitare per il farro i terreni ricchi di sostanza organica e/o letamati.
La produzione in granella è molto variabile. La resa media oscilla tra le 1,5-2,5 ton/ha.
Le rese ottenute dal farro sono sempre state inferiori a quelle del frumento tenero. Mediamente le rese si sono collocate sulle 3,0-3,5 ton/ha di granella vestita, con valori minimi tra 1,5 ton/ha e valori massimi fino a 4,5 ton/ha. Come granella nuda, i valori scendono a circa 2,0-2,5 ton/ha, con valori minimi tra 1,0 ton/ha e valori massimi fino a 3,5 ton/ha.
L’azoto per il farro è meno importante rispetto alle esigenze per la coltivazione degli altri frumenti. Le asportazioni della coltura dipendono, sostanzialmente, dalla quantità di granella prodotta e dalla specie e varietà coltivata.
Nel terreno, l’azoto è presente in forma organica, ed in piccola parte ammoniacale. L’azoto organico costituisce buona parte della sostanza organica del terreno ed è formato da composti di origine animale e vegetale (residui colturali).
In genere le concimazioni azotate si effettuano in copertura in caso di necessità (cioè qualora si manifestino ingiallimenti fogliari). Le dosi devono essere modeste, data la suscettibilità all’allettamento (piegamento a terra delle piante dovuto al vento o alla pioggia), con al massimo 40-60 kg di azoto per ettaro (pari a 150-230 kg per ettaro di nitrato ammonico-26) da distribuire nel mese di febbraio quando il cereale è nella fase di accestimento.
Il fosforo aumenta la resistenza del farro all’allettamento e ad alcune avversità biotiche.
Il fosforo svolge funzioni insostituibili poiché è tra i costituenti delle lecitine e delle nucleoproteine che hanno un ruolo essenziale negli aspetti qualitativi della cariosside.
Il Fosforo nella forma organica si rinviene nella sostanza organica e nell’humus. Non essendo assimilabile tal quale da parte delle piante deve essere prima trasformato attraverso la mineralizzazione in fosfato.
Il fosforo inorganico è presente nel terreno in forme prevalentemente insolubili, quindi poco disponibili per le piante.
Solo in situazioni di terreni particolarmente poveri si può eseguire una concimazione di fondo con 50-70 kg/ha di fosforo (pari a 110-150 kg/ha di perfosfato triplo).
Il potassio si trova nel terreno sotto forma di sali inorganici o adsorbito sul complesso argillo-umico (C.S.C.). I terreni italiani dispongono di un contenuto di potassio normalmente sufficiente a soddisfare le esigenze del farro; tra l’altro, questo cereale non ha elevate esigenze in potassio, quindi non è generalmente necessario apportarlo, risultando utile l’impiego solo nel caso di terreni particolarmente carenti.
Come il fosforo, anche il potassio contribuisce a limitare l’allettamento delle piante. Gli apporti di potassio come K2O per una produzione di 2-3 ton/ha sono pari a 40 kg/ha in caso di terreni con dotazione normale; 60 kg/ha in caso di terreni con dotazione scarsa; 0 kg/ha in caso di terreni con dotazione elevata. Se si prevedono produzioni superiori a 3 tonn/ha, occorre considerare 20 kg/ha aggiuntivi di potassio.
Il calcio è un componente fondamentale delle pareti cellulari e ha anche un'influenza diretta sulla regolazione dei sistemi enzimatici, sull'attività dei fitormoni e sull'assorbimento dei nutrienti.
Nel farro il calcio è importante al fine di avere una pianta con un aspetto normale e con un fogliame sano.
Il magnesio è il componente centrale della clorofilla "effetto verde" e migliora l'efficacia del processo fotosintetico. È essenziale per la sintesi, il trasporto e l’immagazzinamento delle sostanze che costituiscono la pianta quali carboidrati, proteine, grassi.
Il primo sintomo di carenza è la clorosi, che partendo dall'apice fogliare, interessa soprattutto le foglie più vecchie che si colorano di verde pallido.
La tecnica di coltivazione tradizionalmente seguita negli areali tipici di produzione è estremamente semplificata e in certi casi rudimentale in quanto ai mezzi tecnici impiegati e alla modalità della loro applicazione. Limitatissimo o assente è l'impiego di prodotti chimici di sintesi, in particolare di erbicidi. L’impiego di concimi è limitato ad apporti minimi per i fertilizzanti fosfo-potassici. Maggiore attenzione per gli apporti dei fertilizzanti azotati.

La preparazione del letto di semina non è così accurata come quella degli altri cereali vernini. L’attuale tendenza agronomica alla semplificazione delle lavorazioni, con un minimo numero ed intensità di interventi, trova aspetti di grande interesse anche nel caso della coltura del farro, per gli indubbi vantaggi derivanti dalla riduzione del costo delle lavorazioni e dal contenimento dell’impatto ambientale (aspetto di particolare rilievo con riferimento alla prevalente dislocazione della coltura in terreni collinari e di montagna particolarmente esposti a rischi di erosione).
La semina è di norma autunnale, salvo in ambienti ad altitudini elevate dove viene eseguita a fine inverno/inizio primavera, al fine di evitare i rischi connessi con le temperature molto basse di tale stagione. La semina post-invernale può cadere da fine febbraio ad aprile, a seconda delle condizioni locali. La quantità di seme vestito da impiegare è molto variabile (da un minimo di 70 a un massimo di 150 kg/ha), per un investimento non superiore a 150-200 cariossidi a metro quadrato. La semina può essere effettuata con le comuni seminatrici per cereali o a spaglio.

Riguardo alla concimazione, di solito è sufficiente la letamazione o la fertilità lasciata dall'erba medica. Il farro ha infatti modeste esigenze in fatto di elementi nutritivi. Modesti apporti di azoto possono viceversa rendersi utili su terreni di fertilità molto scarsa, con avvicendamenti in cui prevalgono colture sfruttanti o senza apporti di letame. E da tener presente che questi cereali sono molto suscettibili all'allettamento.
Essendo coltivati in zone marginali, dove si fa poco uso di erbicidi, difficilmente si fa ricorso a un controllo chimico delle infestanti. Inoltre, questi cereali presentano una rapida crescita iniziale e un elevato accestimento, risultando pertanto molto competitivi nei confronti delle infestanti.

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