Vite per uva da tavola

Classificazione coltura: Fruttiferi > Vite
Vite per uva da tavola - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Vitaceae
Genere: Vitis
Specie: Vitis vinifera L.
La Vitis vinifera è nota anche come vite europea, anche se più propriamente dovrebbe essere definita euroasiatica.
L’Italia, con i suoi 1,4 milioni di tonnellate, è il paese leader in Europa sia per la produzione che per l’esportazione, mentre a livello mondiale occupa, nell’ordine, il 4° e il 2° posto.
Ricopre una superficie di circa 47mila ettari (dati Istat 2016). Tre le regioni in cui si concentrano le coltivazioni: Puglia con 930.000 tonnellate, Sicilia con 350.000 tonnellate ed Abruzzo con 70.000 tonnellate. Le altre regioni italiane non incidono significativamente sul totale della penisola.
La vite da tavola si estende tipicamente nei territori pianeggianti delle pianure litoranee, con terreni profondi, sciolti, permeabili e tendenzialmente calcarei a tessitura variabile. La reazione varia tra la neutralità e la sub-alcalinità. Rifugge i terreni alcalini nei quali si manifestano fenomeni di clorosi.
La vite per uva da tavola predilige climi caldi, asciutti e soleggiati, in quanto incidono positivamente sui processi d’accrescimento e maturazione dei frutti e sulle caratteristiche qualitative delle produzioni in quanto a colore, sapore e serbevolezza.
Tollera i minimi termici nei mesi invernali (-15, -17°C), purché i freddi non siano improvvisi. I minimi termici ottimali per il germogliamento sono 8-10°C, per la fioritura 18-22°C e per l’invaiatura 22-26°C.

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La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la concimazione è resa difficile dalla grande variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la viticoltura, dalle diverse pratiche agronomiche - insieme alla scelta varietale e ai portainnesti - che negli ultimi anni hanno subito dei profondi cambiamenti tecnico-operativi.
Per la vite da tavola, vale spesso quanto detto per la vite da vino, con la differenza che le rese sono molto più elevate ed è tollerabile un minore tenore zuccherino.
Per quanto riguarda la stima della quantità di elementi minerali asportati normalmente, si prendono in considerazione gli organi annuali ed epigei della pianta (grappoli, tralci e foglie), mentre si suppone che le variazioni inter-annuali degli altri organi legnosi (tronco, radici) siano praticamente trascurabili.
I livelli di produzione sono molto vari e vanno da 15 a 60 ton/ha, accompagnati da notevoli differenze qualitative. La media oscilla tra le 20-40 ton/ha.
L'azoto è l’elemento decisivo per lo sviluppo della vegetazione ed è il più difficile da dosare e somministrare.
Un eccesso d’azoto influisce negativamente sulla qualità della produzione, con una vegetazione più rigogliosa, più sensibile alle malattie e con dei tralci di difficile lignificazione.
Al contrario una carenza di azoto non permette un equilibrato sviluppo della pianta riducendo l’attività fotosintetica delle foglie e di conseguenza la produzione.
Le asportazioni maggiori di azoto si hanno principalmente con la produzione dell’uva, oltre le foglie ed i tralci (se vengono asportati dal campo).
Le perdite per dilavamento avvengono per la forma nitrica, mentre è piuttosto ridotta per la forma ammoniacale.
È un elemento fondamentale per la vite, anche se spesso somministrato oltre le reali necessità. Ricordiamo che un eccesso di fosforo può ridurre l’assimilabilità di altri elementi come il ferro, il manganese e lo zinco, favorendo delle microcarenze.
La carenza, anche se rara, quando si manifesta può compromettere lo sviluppo delle piante.
Nell’irrigazione localizzata a goccia gli elementi meno mobili, come il fosforo ed il potassio, si muovono con più facilità nel terreno. In questo modo, il fosforo diventa più facilmente assimilabile per la coltura per un tempo relativamente più lungo.
Le perdite per lisciviazione di quest’elemento sono insignificanti ed il frazionamento degli apporti di fosforo alla coltura non è critico come nel caso dell’azoto.
Il potassio favorisce la produzione e la dislocazione degli zuccheri nell’acino ed ha un effetto positivo verso il parziale contenimento degli effetti negativi dovuti agli eccessi di azoto.
Il fabbisogno in potassio risulta in genere piuttosto elevato e, se si scende sotto certi valori limiti, si possono notare dei sintomi di carenza, come scadente lignificazione dei tralci, diminuzione del grado zuccherino e della produzione, ingiallimento dei margini delle foglie.
Il potassio è importante anche perché presiede alla sintesi degli antociani (colorazione rossa) e dei polifenoli, per questo la sua carenza è dannosa per le cultivar rosse.
Eccessi di potassio esplicano effetti negativi in terreni poveri di magnesio, per la concorrenza tra i due elementi, con probabile difficoltà di assorbimento del magnesio stesso.
Basse concentrazioni di calcio e magnesio in confronto al potassio possono causare il disseccamento del rachide.
In fertirrigazione a goccia, il potassio viene meglio dislocato nel bulbo umido del terreno, per cui è più disponibile, ma può essere lisciviato (questo dipende dalla tessitura del terreno).
Il calcio gioca un ruolo fondamentale soprattutto nel processo di lignificazione e di maturazione del legno, cioè conferisce alla vigna una maggiore tolleranza ai geli invernali.
L’eccesso di calcio nel terreno determina il blocco di alcuni microelementi come il ferro.
La carenza di calcio può provocare il disseccamento del rachide, l’essiccazione parziale dei grappoli, la necrosi sui peduncoli e sugli apici vegetativi.
Nei terreni di solito è presente come carbonato con valori dello 0,1-1,5%, assumendo valori molto più elevati nei terreni calcarei.
Gli acini hanno un basso contenuto in calcio, che diminuisce durante la maturazione (da 0,5% a 0,16% di Ca++): il calcio è molto importante per l'elasticità della parete cellulare poiché riduce le spaccature degli acini che sono causa di un peggioramento qualitativo del grappolo, soprattutto in condizioni di elevata umidità. Quindi, applicazioni fogliari di calcio possono essere utili per mantenere la corretta consistenza degli acini.
Il contenuto del magnesio nei terreni varia tra 0,05% e 0,5%. I valori più bassi si trovano nei terreni sabbiosi.
Il magnesio è uno dei componenti della clorofilla ed il suo deficit provoca una clorosi con ingiallimento fogliare internervale. I primi sintomi della clorosi si osservano a livello delle foglie basali.
In una moderna viticoltura da tavola, il magnesio in ordine d’importanza è considerato al quarto posto tra gli elementi nutritivi, dopo azoto, fosforo e potassio.
Fenomeni nutrizionali, correlati in particolare alla dinamica del magnesio, sono direttamente legati alla manifestazione del disseccamento del rachide, insieme al potassio ed al calcio.
Il ciclo biologico della vite viene suddiviso in sette fasi vegetative:
  1. Fase del pianto, precede il germogliamento e diminuisce con l’apertura delle gemme.
  2. Fase del germogliamento, le gemme si rigonfiano, e cadono le perule.
  3. Fase della fioritura, situata tra il germogliamento e l’allegagione.
  4. Dall’allegagione all’invaiatura, i grappoli subiscono modificazioni, come l’allungamento del rachide e l’ingrossamento degli acini.
  5. Dall’invaiatura alla maturazione dell’uva, questa fase è rappresentata dal cambiamento di colore e di consistenza della polpa dell’acino.
  6. Dalla maturazione dell’uva alla caduta delle foglie.
  7. Dalla caduta delle foglie al riposo invernale, dove la pianta entra in quiescenza invernale.


La concimazione della vite da tavola ha l’obiettivo di migliorare e regolare il livello produttivo, l’epoca di maturazione (anticipo o posticipo della maturazione a secondo della destinazione commerciale del prodotto finale), ed ottenere grappoli ed acini uniformi e ben sviluppati.
È possibile avvicinarsi ad una corretta valutazione dei fabbisogni nutritivi della pianta grazie ai risultati ottenuti dai seguenti metodi analitici:
a) Analisi chimica e fisica del terreno, al fine di conoscere meglio il contenuto nutritivo, la reazione, il calcare attivo, la tessitura e la struttura, la CSC, la salinità ecc.
b) Diagnostica fogliare, la composizione chimica delle foglie, poste in una determinata posizione sul tralcio, ci indica alcuni dati sulla disponibilità del terreno.


Fertirrigazione nel vigneto.

Nella produzione dell’uva da tavola, normalmente viene applicata la nutrizione idrica insieme a quella minerale, mediante la fertirrigazione.
Per fertirrigazione s’intende l'applicazione di fertilizzanti o elementi nutritivi richiesti dalla pianta, insieme all'acqua di irrigazione. Essa com’è noto, favorisce la distribuzione e la dissoluzione dei fertilizzanti nel terreno e consente il rapido assorbimento degli elementi nutritivi.
Tra questi, il fosforo ed il potassio soni favoriti per le note difficoltà che hanno i due elementi a portarsi in prossimità delle radici. La fertirrigazione a goccia migliora il loro movimento verso le radici; la condizione ottimale si ottiene se si dispone di un impianto di sub-irrigazione localizzato alla profondità di 30-40 cm.
Nel periodo che va dall’allegagione alla chiusura del grappolo, la disponibilità di acqua influisce sul numero di internodi, sulla dimensione delle foglie e sulla dimensione finale dell’acino: ai fini della qualità è assolutamente necessario che nessuno di questi parametri vada fuori controllo.
Evidentemente, non tutti i sistemi d’irrigazione permettono di applicare questa tecnica, poiché l'esigenza principale è la massima uniformità nell'applicazione, e per questo si usano i sistemi d’irrigazione localizzata ad elevata frequenza, quali: irrigazione a goccia, microaspersione, ecc.
In questo modo si ottimizza l’efficienza di utilizzo dell'acqua e dei nutrienti producendosi un considerabile risparmio economico ed una diminuzione dell'inquinamento delle acque sotterranee per eccesso di nitrati.
Le principali caratteristiche richieste ai fertilizzanti, per il loro utilizzo in fertirrigazione sono la solubilità e la purezza, con lo scopo di evitare la formazione di precipitati e residui nel sistema fertirriguo, che possono causare gravi occlusioni nell’impianto e nelle ali gocciolanti.
L'applicazione di fertilizzanti fosfatici, quando si utilizzano acque d’irrigazione particolarmente ricche di bicarbonati di calcio e di magnesio, o fertilizzanti contenenti calcio, possono creare problemi a causa della formazione di precipitati insolubili e successive occlusioni dell’impianto. Tutto ciò si può evitare utilizzando vasche di miscelazione separate ed aggiungendo degli acidi alla soluzione fertilizzante.
L'impiego di fertilizzanti azotati e potassici (come il nitrato di potassio) non presenta particolari problemi di precipitazione e occlusione.
I fertilizzanti contenenti calcio non devono essere miscelati nella vasca con fosfati e/o solfati. Nella preparazione della soluzione madre bisogna tenere conto delle caratteristiche di solubilità di ogni fertilizzante e, nel caso in cui si miscelino differenti fertilizzanti, bisogna fare attenzione alla loro compatibilità e miscibilità.

Ultime news su vite per uva da tavola

Forum - Ultima discussione su vite per uva da tavola

Re-innesto vite

Ho acquistato due viti, una Perlon nera ed una Palatina bianca. Vorrei reinnestare la palatina a spacco questa primavera con le marze della Perlon. Avrò problemi con il franco della Palatina a re-innestarci sopra una Perlon?

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