La determinazione delle asportazioni ed il calcolo delle dosi per la fertilizzazione sono di difficile generalizzazione per la notevole
variabilità di condizioni climatiche in cui si sviluppa la coltivazione dell’albicocco, a causa delle diverse pratiche agronomiche e per la scelta varietale e portainnesti.
La pianta dell’albicocco è abbastanza
sensibile alle carenze di azoto; attenzione però agli eccessi, soprattutto al fine di prevenire alcune malattie del legno come la gommosi. Di conseguenza anche la
concimazione organica dev’essere condotta con estrema attenzione, per evitare che essa liberi azoto in momenti inopportuni, come durante la maturazione delle albicocche.
L’albicocco ha un’
emissione fogliare tardiva e una
precoce maturazione dei frutti, per cui l’uso dei fertilizzanti ai fini produttivi è limitata a poco più di due mesi ma, per
mantenere la pianta al massimo dell’efficienza produttiva, l’apporto degli elementi nutritivi, sia macro che micro, va eseguita in più tempi più lunghi:
- dopo l’allegagione
- durante l’accrescimento dei frutti
- dopo la raccolta a fine estate, inizio autunno.
Le
produzioni per ettaro sono in relazione alle densità di piantagione e alla forma di allevamento prescelta; normalmente si considera normale una produzione da
15 a 20 tonn/ha, con punte di 25 tonn/ha per le varietà più produttive.