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Cinque anni di Ecofi

Proseguono le attività a livello europeo di Ecofi, acronimo di European consortium of the organic-based fertilizers industry. Malta e Varsavia i palcoscenici da cui sono stati lanciati i suoi appelli a sostegno del comparto

Cinque anni di Ecofi - le news di Fertilgest sui fertilizzanti

Ecofi compie cinque anni

Un lustro è ormai passato dalla creazione di Ecofi, acronimo di European consortium of the organic-based fertilizers industry. Fra i membri di tale associazione compaiono anche primarie aziende italiane del settore della nutrizione vegetale, come Ilsa, Italpollina, Organazoto Fertilizzanti e Scam.

A cinque anni dalla sua nascita, l'associazione risulta oggi alquanto attiva a livello europeo, sia sul fronte normativo, sia su quello delle tecnologie al servizio dello sviluppo di prodotti sempre più evoluti e sostenibili.

L'associazione di imprese è focalizzata sul segmento di fertilizzanti afferenti al mondo degli organici e degli organominerali, assommando circa il 60% dei volumi e ponendosi come obiettivo essenziale quello di riunire sotto un unico ombrello associativo le diverse realtà industriali che trattano il complesso tema del carbonio organico.

Una delle molle che hanno spinto Ecofi a essere fondata è l'insieme di differenze che talvolta appaiono in termini normativi fra i diversi Paesi europei. Sovente sono differenze minime, ma che creano comunque difficoltà alle aziende che operino in un mercato ormai globalizzato come quello dei fertilizzanti. Soprattutto pensando che almeno a livello europeo sarebbe buona cosa che la normativa fosse omogenea, facilitando in tal modo l'operatività delle diverse aziende del settore.

La nascita di Ecofi è anche dovuta al fatto che la Commissione europea che opera a Bruxelles si rapporta unicamente con associazioni strutturate, appunto, a livello europeo. Quindi le singole associazioni nazionali non possono interloquire con essa. Possono però essere membri di associazioni di carattere continentale, come appunto Ecofi. Pur non avendo potere di voto, le associazioni nazionali potrebbero in tal modo partecipare comunque ai lavori, avanzando in tali sedi le più opportune proposte.

Tra le attività più recenti di Ecofi, per esempio, vi è stata la partecipazione all'Argus Europe fertilizer conference tenutasi a Malta il 17 ottobre scorso. Evento ove in rappresentanza di Ecofi è intervenuto Stefano Tagliavini, di Scam, con un intervento dal titolo "The role of organic and organo-mineral fertilisers for balanced plant nutrition", ovvero, il ruolo dei fertilizzanti organici e organominerali nella nutrizione bilanciata delle piante. Intervento collocatosi nel corso del Plant nutrition forum organizzato da Fertilizers Europe con il supporto della International fertiliser society.

Stefano Tagliavini ha in quell'occasione ricordato l'importanza del segmento, il quale sta crescendo a un tasso del 4,2% annuo e si prevede toccherà entro il 2023 un volume commerciale di tre miliardi e 260 milioni a livello europeo. Ciò grazie all'elevata qualità dei prodotti, caratterizzati da un alto valore aggiunto e da un significativo contenuto di elementi preziosi sia per la salute del terreno, sia delle piante coltivate.

All'evento maltese è poi seguito quello svoltosi in Polonia, a Varsavia, il 23 ottobre. Organizzato dal locale Ministero dell'Imprenditoria e della tecnologia, l'evento ha avuto come titolo "European conference on the fertilising products regulation". In tal caso a rappresentare Ecofi è stata Chiara Manoli, di Ilsa, la quale ha fornito una disamina delle sfide future del comparto, grazie a una presentazione dal titolo "Future of the Eu organic fertiliser industry - Chances and challenges".

Proprio in tal senso, Ecofi si prefigge di assicurare il massimo della sicurezza dei prodotti e della loro tracciabilità, al fine di proporre al mercato soluzioni che possano aggiungere valore agli operatori agricoli. Un obiettivo che può essere raggiunto anche trasferendo loro il necessario know how tecnico per ottimizzare i benefici derivanti da queste forme di fertilizzazione.

Vi sono però ancora alcune sfide che vanno affrontate. Per esempio, l'insufficiente valorizzazione dei sottoprodotti di derivazione animale. Oppure la mancanza di copertura da parte dell'attuale regolamentazione nei confronti di materie prime come i polimeri naturali, o i sottoprodotti di origine alimentare e industriale. Infine, servirebbero standard di valutazione maggiormente armonizzati per alcuni parametri cruciali come il carbonio e l'azoto organico.

Fondamentale anche rafforzare la percezione di economia circolare che caratterizza tali prodotti a tutto vantaggio della sostenibilità non solo del comparto industriale, ma anche agricolo.

L'augurio a Ecofi è che negli anni a venire tali istanze possano trovare consono accoglimento a livello normativo europeo, a tutto vantaggio dell'agricoltura continentale.

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