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2018
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Interpoma, con Grena si è parlato di fertilizzanti e biostimolanti

Sono stati numerosi gli interventi che si sono susseguiti nel corso del convegno organizzato dall'azienda. "Facciamo continuamente test e portiamo avanti la ricerca", il commento del direttore commerciale Laura Magagna Grena

Interpoma, con Grena si è parlato di fertilizzanti e biostimolanti - le news di Fertilgest sui fertilizzanti

Lo stand di Grena a Interpoma 2018

Doppio appuntamento per Grena, azienda italiana produttrice di biostimolanti, all'ultima edizione di Interpoma, che si è tenuta fra il 15 e il 17 novembre, alla Fiera di Bolzano. L'azienda, con più di cinquanta anni di storia e venti d'esperienza in biostimolanti, che produce utilizzando l'idrolisi termica, ha organizzato il convegno dal titolo 'Biostimolanti per piante e suolo'. L'appuntamento è stato replicato in due giornate, prima in lingua tedesca, poi in lingua italiana.

"Negli ultimi venti anni abbiamo continuato a esplorare, attraverso l'aiuto delle università, i meccanismi d'azione dei biostimolanti, facciamo continuamente test e portiamo avanti la ricerca", ha detto Laura Magagna Grena, direttore commerciale di Grena, presentando l'appuntamento.
A relazionare su fertilizzanti e biostimolanti, Massimo Tagliavini della Libera Università di Bolzano e Simone Pelissetti di Uptofarm, spin off del dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Torino, istituzione che sta testando i prodotti Grena in Piemonte, su vitigno Dolcetto.

Pelissetti ha raccontato in particolare alcune esperienze di utilizzo dei biostimolanti sulla vite.

Massimo Tagliavini si è soffermato sulla gestione della concimazione di colture arboree, con particolare attenzione al tema della sostenibilità. "La sostenibilità - ha detto il professore - da un punto di vista dell'agricoltore, riguarda per prima cosa il reddito. Il produttore vuole abbassare i costi, aumentare le rese, avere una qualità di frutti elevata. Gli servono quindi una serie di informazioni come quantità di nutrienti da distribuire, quali mezzi utilizzare, i tempi giusti di distribuzione. Le esigenze della società sono invece altre: un processo agricolo con impatto minimo sull'ambiente, ridurre quindi l'uso di risorse, il trasferimento di molecole di sintesi all'ambiente e i residui sulle derrate. Fondamentale è riuscire quindi a calcolare la dose ideale di concime da distribuire che è quella che consente rese elevate e qualità per l'agricoltore, non causando perdite di nutrienti nell'ambiente".

Tagliavini è andato nel dettaglio, spiegando la formula con la quale si riesce a calcolare un bilancio nutrizionale corretto per il frutteto. "Il bilancio - ha detto - deve guidare la concimazione, tenendo conto degli elementi asportati dal terreno da parte dell'albero per svolgere il suo ciclo e considerando il loro destino. Bisogna prendere in considerazione anche la fertilità del suolo e i nutrienti che entrano in gioco indipendentemente dalla concimazione, attraverso ad esempio pioggia o acqua d'irrigazione. Fondamentale sarà inoltre basarsi, per i calcoli, su periodiche analisi del suolo e fogliari".
 

Simone Pelissetti di Uptofarm ha tracciato una panoramica sull'argomento biostimolanti come sostanze in grado di aumentare l'efficienza dei nutrienti e la risposta della pianta agli stress biotici e abiotici e che mostrano però una molteplicità di modi d'azione. A livello legislativo, la normativa è ancora frammentaria. I biostimolanti saranno più nel dettaglio normati, a livello europeo, una volta che sarà portata a termine la revisione del regolamento sui fertilizzanti in corso di definizione proprio in questi mesi. Al momento sono inseriti fra i fertilizzanti e regolamentati in maniera differente da paese a paese.

Poi Pelissetti si è soffermato sui risultati scientifici che attestano l'efficacia dei biostimolanti, in particolare su vigneto: "E' stato dimostrato - ha detto - attraverso diverse ricerche che l'utilizzo di chitosano e di altri elicitori aiuta la pianta a combattere gli stress e a contrastare le avversità biotiche, anche se, è importante sottolineare che i biostimolanti non possono essere considerati fitofarmaci. Ciò che è emerso, e non ci si aspettava, è che determinate molecole (laminarina) hanno effetti sull'incremento degli aminoacidi (maggiore disponibilità quindi di azoto per le fasi di fermentazione) e dei composti fenolici (che trasferiscono al vino colore e aroma). L'utilizzo di urea e di composti azotati, applicati per via fogliare, hanno allo stesso modo effetti chiari sull'aumento di composti fenolici. Non aumenta quindi la quantità di produzione ma la qualità del vino che otteniamo. C'è poi un'influenza sull'assimilazione e sul contenuto di azoto e di aminoacidi nei grappoli. E' stato poi verificato che l'utilizzo di estratti acquosi, derivanti dai residui di potatura, ha un effetto sulla qualità della bacca con un aumento e una migliore distribuzione dei composti fenolici".

Per concludere sull'argomento biostimolanti, Pelissetti ha detto: "Questa nuova classe di prodotti è di grande interesse commerciale, scientifico e agronomico per riuscire ad aumentare qualità e competitività delle coltivazioni, con un'attenzione particolare alla sostenibilità. Gli effetti di questi prodotti dipendono però da molti fattori, è quindi importante l'esperienza in campo e avvalersi di un consiglio agronomico. Ci sono da considerare diversi elementi come l'epoca di applicazione, l'annata che si sta affrontando da un punto di vista termico e idrico e di quale cultivar si sta parlando. Da un punto di vista scientifico bisogna di certo migliorare la comprensione dei processi secondo i quali i biostimolanti agiscono. Sappiamo che funzionano ma bisogna capirne meglio i meccanismi d'azione".

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