Spinacio

Classificazione coltura: Ortaggi > Spinaci e simili
Spinacio - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Chenopodiaceae
Genere: Spinacia 
Specie: Spinacia oleracea L.
Originario dell'Asia sudoccidentale, la pianta dello Spinacio è stata introdotta in Europa attorno all’anno 1000 passando poi in America dopo il 1500, sebbene sia diventato sempre più importante come alimento solo nel corso del XIX secolo.
Lo spinacio è una pianta erbacea a ciclo annuale, con una radice fittonante di colore rosso vicino al colletto. Le foglie basali sono carnose, provviste di un picciolo lungo 5-10 cm e di un lembo astato liscio o bolloso lungo 10-20 cm; esse sono riunite a rosetta in numero di 20-30 prima dell'emissione dello scapo fiorale ramificato. I fiori sono piccoli, verdastri, riuniti in glomeruli ascellari quelli femminili e in spighe quelli maschili.
È una specie dioica, ma sono presenti anche tipi a sessualità intermedia in relazione alle cultivar ed alle condizioni ambientali, che possono influenzare l'espressione sessuale.
Un grammo di seme contiene circa 90-100 frutti.
Di questa pianta si consumano le foglie spesse e verdi, sia come ortaggio fresco sia per l'industria conserviera (in Italia per lo più surgelati).
Può essere consumato cotto o crudo e il gusto differisce notevolmente. L'alto contenuto di ossalato può essere ridotto mediante la cottura a vapore.
Gli spinaci sono ortaggi con un basso contenuto di ferro, ma è diffusa l'errata convinzione che ne contengano un quantitativo elevato. Il successo del fumetto “Braccio di Ferro” contribuì alla errata convinzione dell'elevato contenuto di ferro negli spinaci. Inoltre altre sostanze presenti negli spinaci, quali l'acido fitico e l'acido ossalico, formano col ferro dei composti che lo rendono meno biodisponibile.

Nel 2018, la produzione mondiale di spinaci è stata di 26.300.000 di tonnellate, la Cina rappresentava il 90% del totale.
In Italia la sua coltivazione è diffusa in tutte le regioni, in particolare nel Lazio, Toscana, Campania, Veneto e Piemonte.
In base alla forma del frutto si distinguono due sottospecie:
- Spinacia oleracea inermis Moench. (= glabra Mill.), con frutti lisci sub-rotondi. È il tipo più diffuso in coltura.
- Spinacia oleracea spinosa Moench., con frutti angolosi o spinescenti. Se ne conoscono poche varietà e quasi tutte usate per l'industria conserviera.

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La coltivazione dello Spinacio richiede un terreno fresco, permeabile e ben drenato, con valori pH superiori a 6,5. Ha una buona tolleranza alla salinità.
Le esigenze nutritive sono di media entità, con asportazioni per tonnellata di prodotto pari a circa 3,8 - 4,9 kg di N; 0,9-1.8 kg di P2O5; 4,8- 9,5 kg di K2O, con valori differenti a seconda se si tratta di coltivazione in pieno campo o in serra (spinacino baby leaf).
Per una rapida crescita richiede condizioni di umidità elevate e costanti, pertanto in caso di andamento climatico avverso alla semina è opportuno ricorrere all'irrigazione, se necessario anche durante le prime fasi della crescita al fine di evitare fenomeni di prefioritura.
Le varietà in pieno campo per la raccolta precoce danno produzioni piuttosto limitate, oscillando da 10 a 15 ton/ha; solo nelle stagioni più favorevoli e con una gestione molto attenta della fertilizzazione si può arrivare fino a 18-20 ton/ha. Con varietà a ciclo più lungo si hanno produzioni maggiori superiori alle 20 ton/ha.
 
La concimazione azotata influisce direttamente non solo sulla crescita e sulla resa produttiva dello spinacio, ma anche sulle proprietà qualitative estrinseche (ad es. colorazione delle foglie) e intrinseche (ad es. contenuto di elementi minerali, in particolare di nitrati), nonché sull’attitudine alla trasformazione e alla conservazione post-raccolta.
È ben noto, infatti, che un’abbondante concimazione di azoto esalta caratteristiche qualitative molto importanti, soprattutto nello spinacio da consumo fresco, come il colore verde e la bollosità della foglia. Un eccesso di azoto, d’altra parte, può determinare perdite di produzione importanti oltre a creare problemi con la legislazione che norma il contenuto dei nitrati negli ortaggi a foglia, norme stabilite dal Regolamento UE 1258/2011.
La carenza, che si manifesta con diffusi ingiallimenti fogliari e piante di dimensioni ridotte, comporta sempre delle sensibili perdite produttive; talvolta, può essere indotta da una cattiva struttura del terreno e da ristagni idrici.
La risposta dello spinacio alle concimazioni azotate è influenzata dalla forma di azoto somministrata. Lo spinacio predilige, infatti, l’apporto di azoto sotto forma nitrica anche se in genere non si osservano riduzioni di produzione in seguito ad una concimazione a base di azoto ammoniacale ed azoto nitrico in rapporto 1:1.
In un terreno mediamente dotato e per una produzione come spinacio da industria di 20-24 ton/ha, si consigliano: 130-160 kg/ha di azoto. Per una produzione inferiore alle 22 ton/ha o per terreni ben dotati di sostanza organica, si consigliano circa 100-120 kg/ha. Ancora meno nel caso di successione a leguminosa. Se si prevedono produzioni superiori alle 24 t/ha o per terreni con scarsa dotazione di sostanza organica, si consigliano 180 kg/ha.
Nella concimazione fosfatica non bisogna dimenticare che la solubilità del fosforo è di particolare importanza durante il processo di nutrizione della pianta, poiché la disponibilità per le piante è condizionata dalla solubilizzazione dei composti di fosfato nella soluzione acquosa circolante nel terreno.
La disponibilità del fosforo nel terreno è favorita da un’adeguata presenza di sostanza organica e humus.
La disponibilità di fosforo nel terreno è più elevata in condizioni di pH acido (5,5-6,5). Di conseguenza, nei terreni alcalini o neutri il fosforo può essere fornito in forma solubile alle piante da parte dell’agricoltore attraverso la fertilizzazione minerale, meglio se in fertirrigazione.
La carenza di fosforo determina crescita stentata delle piante e, a volte, arrossamenti del lembo fogliare e disseccamento dei cotiledoni.
Qualora ci si trovi nella situazione di intervenire in terreni poveri di fosforo con quantitativi elevati di concime, è opportuno anticipare i 2/3 della dose al momento della lavorazione del terreno, interrandolo con l’aratura o con le lavorazioni secondarie autunnali.
In un terreno mediamente dotato e per una produzione come spinacio da industria di 20-24 ton/ha, si consigliano: 40-60 kg/ha di P2O5. Per una produzione inferiore alle 20 ton/ha o per terreni con dotazione elevata di fosforo, si consigliano circa 30-40 kg/ha. Se si prevedono produzioni superiori alle 24 t/ha o per terreni con scarsa dotazione di fosforo, si consigliano 80-90 kg/ha.
Il potassio è assorbito dallo spinacio e da altre piante in quantità rilevanti, non raramente anche superiori all’azoto.
È più probabile riscontrare una carenza di potassio nei terreni leggeri, acidi e con una bassa Capacità di Scambio Cationico (C.S.C.), mentre nei terreni pesanti, alcalini e ad elevata CSC in genere la dotazione di potassio è elevata; nei terreni argillosi, però, il potassio, anche se abbondante nel terreno, può risultare scarsamente disponibile per le piante in condizioni di scarsa idratazione dello stesso.
Il concime potassico, di norma, va interrato con le principali lavorazioni del terreno.
Lo spinacio preferisce fertilizzanti esenti da cloro come il solfato di potassio (K2SO4). Nel caso di utilizzo di cloruro di potassio (KCl) in pieno campo, esso dovrà essere incorporato nel terreno in autunno, alfine di permettere alle piogge la lisciviazione del cloro.
In un terreno mediamente dotato e per una produzione come spinacio da industria di 20-24 ton/ha, si consigliano: 100-140 kg/ha di K2O. Per una produzione inferiore alle 20 ton/ha o per terreni con dotazione elevata di potassio, si consigliano circa 80-120 kg/ha. Se si prevedono produzioni superiori alle 24 t/ha o per terreni con scarsa dotazione di potassio, si consigliano 140-160 kg/ha.
Il calcio è un componente importante per la struttura delle pareti cellulari e stabilizza le membrane cellulari.
Il calcio viene traslocato all’interno della pianta soprattutto dagli organi in attiva traspirazione, che sono essenzialmente le foglie non senescenti. 
Le piante come per lo spinacio assorbono naturalmente questo elemento dal terreno attraverso le radici e lo traslocano per via xilematica e una volta veicolato viene assorbito attraverso canali della membrana cellulare, permeabili al calcio, diventando poco mobile e quindi scarsamente traslocato all’interno della pianta.
Nei terreni agricoli il calcio si trova prevalentemente sotto forma di carbonati e la sua quantità è molto variabile a seconda della tipologia di suolo e delle zone.
Nonostante la maggior parte del calcio venga assorbito dalle radici, per ovviare ai problemi di scarsa mobilità nella pianta, difetti del suolo e a condizioni climatiche estreme, risulta spesso strategico integrare le concimazioni tradizionali (fertirrigazione e concimazione di fondo) con quelle fogliari.
Il magnesio è un nutriente assai importante per le piante, nelle quali rappresenta un costituente fondamentale di diversi componenti organici, fra cui il più diffuso è la clorofilla. Circa il 15-20% del magnesio contenuto nelle piante risiede infatti nella molecola della clorofilla.
La carenza di magnesio si manifesta sulla lamina fogliare con clorosi internervali piuttosto profonde ma che in genere mantengono le nervature del normale colore verde. Il sintomo, data la facile traslocazione dell’elemento verso le foglie apicali, si presenta a partire dalle foglie più vecchie.
Si consiglia di non aspettare i sintomi evidenti di clorosi e/o disseccamenti e di intervenire con le concimazioni magnesiache pari a 40-80 kg/ha di MgO al fine di avere la massima efficienza fotosintetica delle foglie.
Lo spinacio ha basse esigenze termiche e una buona tolleranza al freddo nella fase di rosetta. Germina con temperature minime di 3-5 °C, anche se la temperatura ottimale di germinazione è compresa tra 10 e 20 °C. La pianta si accresce in maniera ottimale con temperature medie comprese tra 15 e 18 °C; al disopra di 25 °C la fotosintesi è notevolmente rallentata.
È una pianta longidiurna, con una rapida induzione a fiore quando il fotoperiodo supera 12 ore (maggio-agosto).

Lo spinacio, in relazione al suo ciclo di media o breve durata, è coltivato di frequente come intercalare nel periodo autunno-vernino con semina in agosto-settembre. Trova le migliori condizioni fitosanitarie quando si osservano rotazioni di 3-4 anni. Si realizzano anche colture primaverili soprattutto nel Centro-Nord, dove si effettuano colture destinate all'industria dei surgelati.
Gli elementi che determinano l’inserimento dello spinacio nell’avvicendamento sono la durata breve del ciclo e la possibilità di effettuare la coltura in periodi dell'anno molto diversi. Per il primo aspetto lo spinacio è considerato una coltura intercalare trovando possibile collocazione tra due colture principali, ma può assumere anche la funzione di coltura da rinnovo in quanto gli interventi al terreno (dotazione di elementi nutritivi, effetto delle lavorazioni, ecc.) non si esauriscono con la coltura stessa.


Sistemazione del terreno

Il terreno deve essere ben preparato. Dopo un’aratura a 30-35 cm, si esegue un affinamento e la sistemazione in porche o aiuole rilevate di 10-20 cm, particolarmente importante nelle colture autunno-vernine per evitare ristagni d'acqua.
Poiché lo spinacio viene largamente coltivato anche in stagioni caratterizzate da abbondanti precipitazioni, la preparazione del terreno richiede specifica attenzione al fine di ridurre i rischi di ristagni d'acqua particolarmente dannosi alla pianta, anche sul piano qualitativo (ingiallimento delle foglie esterne). Le operazioni di affinamento o amminutamento superficiale del terreno per la preparazione del letto di semina sono accompagnate dal livellamento della superficie, soprattutto necessaria con la raccolta meccanica. Quando la coltura viene effettuata su terreni che presentino difficoltà di sgrondo delle acque ed il ciclo colturale si svolge in periodi ad elevata piovosità, si preferisce sistemare il terreno a prose, delimitate lateralmente da solchi che assumono la funzione di drenaggio delle acque oltre che, con la raccolta meccanica, di zona di transito delle ruote delle macchine.
La larghezza delle prose è variabile tra 1,0 m e 1,5 m con raccolta manuale, mentre è in funzione del passo delle macchine con la raccolta meccanica.


Semina

La semina può essere fatta a spaglio oppure a macchina, in file distanti 20-30 cm, con interramento a 1-2 cm di profondità.
La quantità di seme da impiegare varia con la cultivar e con la raccolta, manuale o meccanica. Si passa così dai 20-25 kg/ha per le cultivar destinate al consumo fresco a raccolta manuale, sino ai 35-40 kg/ha di seme per quelle da industria a raccolta meccanica.
La semina viene normalmente effettuata a file, con seminatrici, senza eccezioni sul metodo per le coltivazioni destinate all'industria.
La distanza tra le file, nel caso di raccolta meccanica, si riduce a 15-20 cm e, sulla fila, a 5-7 cm: in tal modo si ottiene una densità di circa 100 piante/m2 che, però, può aumentare con cultivar ad accrescimento contenuto. Con la raccolta manuale la distanza tra le file passa a 25-30 cm.
L’epoca di semina è in funzione del periodo colturale che può svolgersi in primavera, estate, estate-autunno, autunno-inverno. Per la destinazione all'industria, le semine possono essere effettuate da fine febbraio a fine marzo e da fine agosto a fine settembre.


Concimazione

La determinazione dei fabbisogni nutritivi per la concimazione si basa, come per altre specie, sul principio del reintegro delle asportazioni tenendo anche conto sia del tipo di raccolta (unica o scalare) e sia dell'epoca colturale che determina una variazione, anche sensibile, del ciclo vegetativo e, quindi, delle possibili perdite di elementi nutritivi.
Gli apporti di azoto subiscono incrementi anche considerevoli nel caso di coltura autunno-vernina per compensare le perdite di questo elemento causate dalle piogge normalmente abbondanti.
L’effetto di elevati quantitativi di azoto, pur incidendo favorevolmente sulla produzione, determina un incremento del contenuto di nitrati e di acido ossalico delle foglie con aspetti negativi sulle caratteristiche dietetiche.
La distribuzione dei concimi fosfatici e potassici può avvenire con i lavori preparatori del terreno per la semina, avendo però cura di non interrare i fertilizzanti oltre i 15-20 cm.
L'apporto di sostanza organica alla coltura precedente risulta favorevole perché aumenta la produttività.


Irrigazione

Per la ridotta espansione dell'apparato radicale e per la tendenza alla prefioritura in condizioni di carenza idrica, lo spinacio richiede una costante disponibilità di acqua nel terreno. L'irrigazione viene effettuata con il metodo per aspersione con media intensità di pioggia. Generalmente, nel periodo estivo-autunnale, sono sufficienti, data la brevità del ciclo colturale, da 3 a 5 interventi per soddisfare le esigenze della coltura.
 

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