Olivo

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Olivo - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Oleaceae
Genere: Olea
Specie: Olea europaea L.
Si ritiene che la zona di origine dell'Olivo (Olea europaea L.) sia quella sud caucasica (12.000 a.C.), sebbene molti studiosi la considerino una pianta prettamente mediterranea. Questa, infatti, si è ambientata molto bene nel bacino mediterraneo.
L'olivo è una pianta assai longeva che può facilmente raggiungere alcune centinaia d'anni: questa sua caratteristica è da imputarsi soprattutto al fatto che riesca a rigenerare completamente o in buona parte l'apparato epigeo e ipogeo eventualmente danneggiati. L'olivo è inoltre una pianta sempreverde, ovvero la sua fase vegetativa è pressoché continua durante tutto l'anno, con solo un leggero calo nel periodo invernale.
L'olivo è una specie tipicamente basitona - cioè che assume senza intervento antropico la forma tipicamente conica - molto rustica, che resiste bene alle elevate temperature, agli stress idrici, alla salinità, ma meno al freddo e ai terreni argillosi.
I fiori sono delle infiorescenze a grappolo - dette mignole - ermafroditi. La fioritura si manifesta sui rami di un anno. Il frutto è una drupa di forma ovoidale.
Gli stadi fenologici dell’olivo sono i seguenti:
1) Allegagione; 2) Accrescimento del frutto; 3) Indurimento del nocciolo; 4) Invaiatura; 5) Maturazione e raccolta.

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I livelli di produzione sono molto vari a secondo le differenti aree di coltivazione, le cultivar, le tecniche di coltivazione, ecc.
L’assorbimento dei nutrienti dipende dalla tipologia e dalle condizioni del suolo. Condizioni di carenza idrica severa riducono di molto l’assorbimento pur in presenza di adeguate concentrazioni degli stessi nel terreno, pertanto durante lunghi periodi di siccità la concimazione al suolo è poco efficace. Inoltre, siccome l’assorbimento di nutrienti da parte delle radici richiede energia, una bassa concentrazione di ossigeno nel terreno, frequente in suoli compatti, argillosi e poco drenati, blocca l’assorbimento degli elementi.
Infine, elementi quali azoto, calcio, zolfo, boro entrano nella pianta in funzione della traspirazione, perciò se il tasso di traspirazione è modesto l’assorbimento di nutrienti sarà limitato.
I valori produttivi per ettaro variano da 2 a 4 ton/ha di olive, ma in oliveti specializzati si arriva anche a 6-10 ton/ha.

 
L’azoto ricopre un ruolo fondamentale crescente che va dalla ripresa vegetativa, fioritura, allegagione e diventa massimo all’indurimento del nocciolo, momento che coincide circa con il mese di giugno, in funzione delle aree climatiche.
In funzione della domanda annuale di azoto si consiglia di frazionare le dosi tra post-raccolta (evitando di esagerare per non esporre la pianta ai rischi di gelate), ripresa vegetativa/mignolatura (momento in cui la piante attinge alle riserve interne) e indurimento del nocciolo (fase fenologica a cui porre attenzione, perché in ambienti semi aridi è quasi impossibile che ci sia acqua tellurica che veicoli il concime).
Nelle fasi fenologiche sopra indicate, qualora si verificassero condizioni meteo avverse, si potrà sopperire mediante applicazione fogliare, additivata di biostimolanti che spesso fungono da carrier per l’inglobamento di molecole all’interno delle foglie.
In merito al fosforo va rilevato che raramente l’olivo mostra carenze per quest’elemento e che non si manifestano risposte appariscenti a concimazioni fosfatiche. Un’adeguata disponibilità di fosforo insieme con azoto, potassio e zolfo sono la garanzia per l’accumulo di sostanze di riserva e la formazione e lo sviluppo delle gemme.

 
Gli apporti di potassio devono essere calibrati in base alla presenza di questo elemento nel terreno: olivi coltivati su terreni che ne sono ben provvisti non ottengono beneficio da ulteriori aggiunte.
Una buona disponibilità del potassio insieme con lo zolfo sono la garanzia di una buona resa in olio perché essi entrano direttamente nel metabolismo dei grassi. Pertanto bisogna orientarsi verso i fertilizzanti a base di solfati come il Solfato di potassio ed evitare il cloruro di potassio.

 
È bene ricordare che l’olivo è una specie esigente in calcio, perciò nei terreni poveri di calcio si consigliano fertilizzanti contenenti calcio.
Durante le prime fasi di sviluppo dei frutti è importante favorire l’assorbimento di questo elemento stando attenti, ad esempio, a limitare la presenza di ioni quali Mg+, K+ e NH4+, che competono con il suo assorbimento radicale.
La generale buona dotazione di potassio dei terreni potrebbe interferire con l’assorbimento del magnesio, che pur essendo presente spesso in discrete quantità risulterebbe scarsamente disponibile per le piante, in seguito ai bassi valori del rapporto magnesio/potassio. In questi casi sarebbe opportuno prendere in considerazione l’applicazione di concimi a base di magnesio come il solfato di magnesio.
La carenza di boro può essere causa di fisiopatie quali, ad esempio, la “Leptonecrosi”. Questa alterazione è dovuta ad una carenza di boro nel terreno. Essa si manifesta nel periodo di maggio, quando nelle parti più esterne della pianta i rametti di ulivo assumono un aspetto tipico, detto “a palmetta”, e le foglie cominciano ad assumere una forma irregolare. In seguito il male progredisce facendo seccare i rami.
È importante precisare che il boro agisce sulla fecondazione e la conseguente allegagione dei frutticini. Pertanto nei casi di carenza si possono avere delle incidenze negative di produzione.
Dove esista comprovata carenza o immobilizzazione, è bene restituire boro al terreno e/o effettuare delle applicazioni fogliari con Boro solubile.

 
Nella moderna olivicoltura bisogna fare più attenzione alle cure colturali e si deve tener conto delle novità tecniche nella fertilizzazione e nell’irrigazione, e delle rese che stanno crescendo notevolmente, almeno nelle aree dove il rinnovamento è più intenso.
La resistenza alla siccità è notevole; la pianta cresce bene con meno di 400 mm annui di precipitazioni, ma nei nuovi impianti specializzati la predisposizione di impianti d’irrigazione a goccia è oramai la norma.
L'alternanza di produzione è un aspetto da tenere in considerazione perché i suoi effetti si ripercuotono sia sulla redditività della coltura che sulla qualità del prodotto finito (sia olive da olio che da tavola). Le cause di questa alternanza sono da ricercarsi in un mix di condizioni climatiche, attacchi parassitari, potatura, concimazioni errate, ritardo nella raccolta dei frutti e, non meno importante, la predisposizione delle cultivar stesse.
Per ovviare al problema si deve operare con i seguenti accorgimenti:
a) regolare la produzione sulla pianta con interventi di potatura;
b) anticipare il più possibile l'epoca di raccolta.
c) irrigazioni e concimazioni razionali durante tutto l'anno;
d) eseguire la lotta antiparassitaria, soprattutto contro la mosca dell'olivo;


Soffermiamoci in particolare su concimazione ed irrigazione e come esse si inseriscono nelle tecniche di coltivazione più innovative.

Concimazione
È difficile formulare precisi piani di concimazione poiché le esigenze sono molto varie. Si raccomanda sempre la somministrazione di sostanza organica in pre-impianto unitamente a fosforo e potassio, questi ultimi vanno in seguito somministrati sulla base della disponibilità del terreno, rilevabile attraverso l’analisi chimica del terreno, e delle asportazioni conseguenti alla produzione.
L’azoto, nei giovani impianti va localizzato vicino alle piantine a dosi crescenti negli anni, meglio se ripartite in più interventi, fino a raggiungere 40-60 Kg di N/ha verso il quarto-quinto anno, dopodiché la distribuzione potrà avvenire sull’intera superficie e raggiungere i 100-150 Kg di N/ha e per anno.

Quando si pratica la fertirrigazione è necessario ridurre del 15-30% le quote di azoto.
Se nei periodi più critici della produzione (allegagione, indurimento del nocciolo) cioè da giugno ad agosto, la normale concimazione primaverile risultasse insufficiente, si potrebbe fare ricorso anche alla concimazione fogliare con urea o NPK specifici, da adeguarsi ai normali trattamenti antiparassitari. La concimazione fogliare con urea (1 Kg/100 litri di acqua) o con preparati commerciali a base di microelementi, è utile in presenza di periodi critici e di malattie di carenza, o in pre-fioritura se si effettuano trattamenti con Boro, come indicato sopra.

Irrigazione
L'irrigazione è importante soprattutto nei primi anni d'impianto e nel periodo estivo. Se la pianta andasse in carenza idrica si incorrerebbe in una ridotta dimensione delle olive con poca polpa rispetto all'intero frutto che darebbe meno olio.
La pratica irrigua è indispensabile nelle colture intensive in quanto può assicurare un accrescimento ottimale durante la fase vegetativo-produttiva.
I turni irrigui ed i volumi d’acqua per intervento variano sensibilmente oltre che in rapporto all’andamento stagionale anche in base alla natura del terreno e alla sua disponibilità idrica.
In linea di massima, per gli impianti moderni si può valutare che, negli ambienti meridionali, il fabbisogno idrico sia di 500-1.000 m3/ha durante i primi 2-3 anni d’impianto e in seguito crescere fino a max 2.000 m3/ha quando l'olivo entra in produzione.
L’ulivo è una pianta che ha poca esigenza d’acqua, ma carenze idriche prolungate possono provocare gravi danni alle piante come cascola e bassa produzione.
Un razionale apporto idrico presenta molti vantaggi fra cui:
a) nei giovani impianti accelera la formazione della pianta, che entrerà prima in produzione;
b) aumento della produzione (fino anche al 20-40%);
c) costanza produttiva negli anni, ostacolando l’alternanza di produzione;
d) possibilità di effettuare la fertirrigazione per apportare anche i fertilizzanti in modo più efficiente e localizzato.
 
I metodi irrigui consigliati sono quelli a microportata, a spruzzo e/o goccia, con funzionamento continuo da aprile a settembre, in turni di varia lunghezza, ogni 2-5 giorni o anche giornalieri.
 

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