Clementino

Classificazione coltura: Fruttiferi > Agrumi
Clementino - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Rutaceae
Genere: Citrus
Specie: Citrus x clementina

La clementina è il frutto del clementino o Citrus x clementina. Appartiene al gruppo degli agrumi e ha origine come ibrido tra Mandarino e Arancio amaro, per questo è anche comunemente noto come Mandarancio.
La denominazione “Clementino” proviene da padre Clement Rodier che ne curò la moltiplicazione dopo averlo trovato nel 1898 nell’orto di un orfanotrofio di Misserghin a Orano (Algeria).
Presenta somiglianze notevoli con il mandarino, ma si differenzia da quest’ultimo per la buccia più sottile e per la caratteristica assenza di semi o “apirenia”, che però in alcune cultivar non è totale. Il frutto è una bacca di piccola pezzatura (esperidio), di forma rotonda, con una buccia liscia o leggermente rugosa, sottile, che si stacca facilmente dall’endocarpo e di color arancione. L’endocarpo è suddiviso in diversi spicchi delimitati da sottili pareti membranose contenenti la polpa succosa, dolce, di color arancione e profumata.
Viene consumata prevalentemente come frutto fresco perché ha tutte le proprietà tipiche degli agrumi, incluso un elevato contenuto di vitamina C. In cucina, viene normalmente impiegata al naturale ma può essere utilizzata per succhi, marmellate, sorbetti o sciroppi. Nella produzione di cosmetici la clementina trova applicazione nella preparazione di lozioni tonificanti e maschere per la pelle. Fra le varietà più diffuse il Comune, De Nules, Orovales e Monreales; la variertà più vecchia è certamente l’Unshiu, ottenuta in Giappone più di quattro secoli fa.
Viene coltivata in tutto il mondo, dove trova il clima adatto. Tunisia, Algeria, Spagna sono i Paesi che ne producono di più, seguiti dall’Italia.
In Italia si stimano circa 26.000 ettari di clementino. La principale regione produttrice è la Calabria con circa 16.000 ha. Seguono in ordine la Puglia con circa 5.000 ha, la Sicilia con circa 3.000 ha e la Basilicata con circa 1.900 ha.
 

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Il clementino predilige i terreni sciolti, di medio impasto, profondi, fertili, ben drenati ed areati, con pH vicino alla neutralità e con un buon contenuto di sostanza organica; rifugge invece quelli compatti, eccessivamente calcarei e salini.
Il clementino necessita di un clima mite e poco variabile nell'anno, con temperatura minima invernale di 5 °C. Anche i venti persistenti possono provocare danni.

Negli impianti di clementino adulti in produzione, ai fini del calcolo della dose di fertilizzanti si possono considerare le sole asportazioni nette, mentre in impianti giovani, nel cui suolo probabilmente non si è ancora instaurato un adeguato ciclo di mineralizzazione delle foglie cadute e del legno di potatura, è meglio utilizzare le asportazioni totali.
L’azoto rappresenta l’elemento più importante. Bisogna considerare per un impianto in produzione che una parte consistente dell’azoto assorbito ritorna al suolo attraverso le foglie e la potatura, mentre le quantità asportate dai frutti dipendono molto dall’entità della produzione stessa. Diversamente da altre colture arboree da frutto, le asportazioni di potassio sono minori di quelle di azoto e calcio, anche in relazione a una sua minore concentrazione nel frutto.
La produzione di clementino oscilla tra le 18 e le 25 ton/ha. In Calabria si sono anche superate le 35 ton/ha.
Le immobilizzazioni e le asportazioni annuali nette attraverso i frutti, per una produzione pari a circa 22-23 ton/ha, in un anno sono pari a 130 kg di Azoto, 50 kg di Fosforo, 120 kg di Potassio, 180 kg di Calcio e 15 kg di Magnesio.
In generale, le asportazioni di nutrienti dipendono anche dall’età dell’impianto.
In suoli alcalini o calcarei è consigliabile prevedere apporti di ferro (1,0-1,5 kg/ha) per evitare fenomeni di clorosi ferrica.
 
L'azoto è un componente fondamentale per una pianta, entra nei componenti di enzimi, vitamine, clorofilla e di altri costituenti cellulari che sono essenziali per la crescita e lo sviluppo delle colture. Pertanto, l'azoto è uno dei nutrienti più importanti per ottenere rese elevate nella produzione di clementino.
Nel terreno, il valore analitico dell’azoto totale si trova per la maggior parte (97-98%) come azoto organico e non risulta disponibile alle piante se non dopo il processo di mineralizzazione. Il restante 2-3% si trova invece in forma minerale (maggioranza in forma ammoniacale trattenuta dalla C.S.C. del terreno) e disponibile alla coltura.
Il Clementino con adeguati e corretti livelli di Azoto presenta un frutto con una buccia più resistente e dunque con un ridotto rischio di danni meccanici e incidenza di malattie. Troppo azoto invece, può portare a una buccia troppo spessa, riducendo il contenuto di succo e la taglia degli spicchi interni, oltre ad avere una maggiore suscettibilità alle malattie.  
Gran parte dell'aumento di resa è dovuto all'aumento del numero di frutti. L'azoto viene solitamente somministrato in 3-5 applicazioni nel corso della stagione di crescita della pianta. Le prime somministrazioni vanno effettuate nel periodo di fine febbraio – marzo.
I quantitativi massimi di azoto non devono andare oltre i 150 kg/ha.
 
Il fosforo è un componente degli acidi nucleici e dei lipidi e svolge un ruolo importante nel metabolismo, nel trasferimento di energia e nel trasporto dei prodotti della fotosintesi.
L'assorbimento di fosforo si ha per tutto il periodo di crescita, dopo la fioritura e fino a maturità del frutto. Una buona disponibilità è importante durante i periodi di crescita attiva delle radici, ad esempio in primavera.
La limitata disponibilità per le colture è dovuta al fatto che il fosforo tende ad immobilizzarsi nel terreno a causa principalmente della sua reazione come fosfato con il calcio.
La carenza di fosforo si verifica raramente, ma quando questa avviene può causare la riduzione della fioritura, ed un conseguente calo della produzione e ridotte dimensione dei frutti, con un minor contenuto di succo. Le foglie povere di fosforo diventano di color bronzo e sono più piccole del normale. Le foglie più vecchie muoiono ai margini e alla punta.
I quantitativi massimi di P2O5 da apportare non devono superare i 70-80 kg/ha.
Il potassio (K) è caratterizzato da un’elevata mobilità nelle piante a tutti i livelli, cellulare, istologico e nel trasporto a lunga distanza via xilema e floema, è inoltre estremamente importante nella traslocazione dei fotosintetati.
Insieme all'azoto, il potassio è uno dei nutrienti più importanti per la produzione di frutti nel clementino.
Il Potassio è responsabile di diverse caratteristiche qualitative interne ed esterne del frutto, come la taglia, lo spessore della buccia o il colore e la qualità degli spicchi interni.
Uno dei primi sintomi della carenza di potassio può essere la comparsa di macchie gialle/color bronzo lungo il margine delle foglie. Tali macchie si ingrandiscono e si congiungono fino a ricoprire completamente la foglia, che assume così lo stesso colore giallognolo.
La rottura dei frutti è un altro sintomo di bassi livelli di potassio.
Per evitare il manifestarsi di tali problemi, è necessario analizzare periodicamente i tessuti delle foglie. La somministrazione di potassio contribuisce allo sviluppo di foglie vigorose di colore verde scuro.
In certi casi può essere che l'applicazione di K al suolo possa essere inefficace, ad esempio su suoli argillosi con un'alta capacità di fissare il K e dove vi siano alti livelli nel suolo di Ca, Mg. In questo caso è necessaria l'applicazione fogliare di K.
I quantitativi massimi di K2O non devono andare oltre i 120-140 kg/ha all'anno.

 
Il calcio è un componente fondamentale delle pareti cellulari e ha anche un'influenza diretta sulla regolazione dei sistemi enzimatici e sull'attività dei fitormoni. Il calcio influenza inoltre l'allungamento dei tubi pollinici e la formazione dei semi.  
L'apporto di calcio è importante, in particolare durante le prime fasi della crescita e nel corso di tutto il periodo di aumento delle dimensioni dei frutti.
Un aumentata quantità di questo elemento si registra in fase di sviluppo del frutto e di accrescimento dei germogli. Il calcio viene assorbito sia dai germogli in crescita che dai frutti. Anche il calcio viene applicato con trattamenti fogliari a base di cloruro di calcio per favorire l’assorbimento diretto da parte dei frutti nelle prime fasi di crescita.
La carenza di calcio nei frutti può provocare la comparsa di zone necrotiche e suberificate sulla buccia.
L’eccesso di calcio nel terreno (presente sotto forma di carbonato di calcio) limita l’assorbimento di altri elementi e in particolare del ferro. Le carenze di ferro di conseguenza causano delle decolorazioni fogliari e stentato sviluppo dei frutti.
 
Il magnesio è necessario per molti processi negli alberi di agrumi come anche nel Clementino, in particolare per la produzione di clorofilla. Gli aumenti di resa sono dovuti perlopiù all'aumento del peso dei frutti. Tuttavia un ottimale utilizzo del magnesio aumenta anche il contenuto di succo nei frutti.
Le carenze di magnesio si verificano con maggiore probabilità in terreni degradati e acidi che contengono di natura bassi livelli di magnesio. L'assorbimento può essere ridotto anche in suoli calcarei che presentano livelli elevati di calcio libero.
I sesti d’impianto sono di 5-6 x 4-5 m, con una densità compresa tra 300 e 500 piante/ha. La forma di allevamento adottata è il globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-60 cm da terra. Questo sistema facilita le cure colturali come potatura e raccolta, protegge la pianta dall’elevata insolazione e dai venti forti, ostacola la crescita delle erbe infestanti intorno all’albero grazie all’ombreggiamento e favorisce una rapida entrata in produzione in quanto necessita di poche operazioni di potatura in fase d’allevamento.

Per una corretta concimazione è sempre necessaria l’analisi del terreno, da integrare con l’analisi fogliare che permette di sapere quali sono i livelli nutrizionali raggiunti dalla pianta e diagnosticare così eventuali situazioni di carenza o di eccesso dei diversi elementi nutritivi. Per l’analisi fogliare il prelievo va fatto a fine estate-inizio autunno, prelevando foglie emesse cinque-sette mesi prima da rami non fruttiferi.
La concimazione viene eseguita in inverno con fosforo e potassio, alla ripresa vegetativa con azoto; nel caso di carenze di microelementi si può ricorrere alla concimazione fogliare. 

L’ambiente mediterraneo è caratterizzato da una scarsa piovosità, oltretutto concentrata nel periodo autunno-vernino. Risulta quindi assolutamente necessario il ricorso all’irrigazione per rispondere ai fabbisogni irrigui nel periodo estivo.
Il Clementino come gli agrumi, poi, risulta particolarmente esigente nei confronti della qualità delle acque irrigue; infatti un elevato contenuto di cloro, boro e sodio provocano una sintomatologia caratteristica a causa di un loro accumulo nel terreno e nelle foglie e nei casi gravi una riduzione della qualità e quantità di produzione. La tolleranza nei confronti dei vari sali risulta altamente variabile in relazione al portinnesto e alla specie.
Per quanto riguarda i sistemi di irrigazione, oltre ai tradizionali metodi per scorrimento a conche e infiltrazione a solchi, risulta attualmente preferito quello per aspersione sotto chioma e la microirrigazione a goccia e la conseguente fertirrigazione.

In fertirrigazione, una volta definita la quantità di elementi richiesta dall’impianto, le unità fertilizzanti da distribuire effettivamente dipenderanno da diversi fattori, quali l’effettivo stato nutrizionale delle piante rilevabile dall’analisi fogliare e i possibili apporti derivati dall’acqua d’irrigazione, rilevabili dall’analisi dell’acqua stessa. Dopo opportuna correzione del pH con gli acidi, le unità fertilizzanti annuali andranno restituite mensilmente o settimanalmente assecondando le effettive richieste di nutrienti nel corso della stagione colturale.

Per il controllo delle erbe infestanti, responsabili di esercitare una spiccata competizione idrica nel periodo primaverile-estivo, viene generalmente praticato il diserbo stagionale, cioè attuato solo nel periodo primaverile-estivo dopo che con una lavorazione superficiale si è provveduto alla triturazione delle erbe accresciutesi nel corso delle due precedenti stagioni. Raramente si ricorre alla pacciamatura.
n questo modo si ha durante l’anno la coesistenza dell’inerbimento e del diserbo, il che permette di non rinunciare ai vantaggi del primo (per es. accumulo di sostanza organica).
 

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Buonasera, ho ricevuto dei sacchi di fertilizzante Nitrophoska Gold e vorrei sapere quanto fertilizzante devo dare per ogni pianta. Parlo di piante di arance e limoni adulte. Grazie. Marco :D

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