Riso

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Riso - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Poaceae
Genere: Oryza
Specie: Oryza sativa L.
Il riso è una pianta di antichissima coltivazione, originaria del sud-est asiatico a clima tropicale e subtropicale.
Nel mondo si producono annualmente oltre 550 milioni di tonnellate di riso su oltre 150 milioni di ettari, prevalentemente nelle regioni a clima caldo e molto umido, dove gli altri cereali non prosperano.
L’Italia produce il 50% del riso d’Europa, lo 0,4% della produzione mondiale. In Italia la risicoltura è estesa su circa 230.000 ettari, con 1,6 milioni di tonnellate ed è localizzata quasi totalmente nella Valle Padana, in particolar modo nelle zone dove sono disponibili per l'irrigazione grandi quantità d'acqua a basso costo.
Le principali province risicole sono quelle di Vercelli, Pavia, Novara, Milano, che da sole raggruppano poco meno del 90% della totale superficie investita a riso; altre province risicole sono Mantova, Verona, Rovigo e Ferrara. Tracce sporadiche di coltivazione di riso ci sono anche nell'Italia centrale (Siena, Grosseto) e insulare (Sardegna); il che significa che il riso si può coltivare ovunque, purché ci sia acqua in abbondanza e a basso prezzo.

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L'Oryza sativa è ricchissima di forme; secondo la più recente classificazione le forme coltivate possono essere ascritte a due sotto­specie:
  • Oryza sativa subsp. Indica
  • Oryza sativa subsp. japonica.
Il riso è dotato di un sistema radicale costituito da radici embrionali e da radici avventizie. Anche nel riso si ha una fase di accestimento e di emissione delle radici avventizie, più vigorose delle embrionali alla quale corrisponde lo sviluppo in lunghezza degli steli.
Nelle radici avventizie non più giovani compaiono dei «vasi aeriferi», che assicurano l'aerazione delle radici anche nell'ambiente sommerso in cui il riso vive.
Nei climi temperati l'unica stagione di coltura possibile è quella primaverile-estiva e con l'ausilio di irrigazione fatta con sistemi tali da svolgere anche importanti funzioni termoregolatrici.

Il riso si adatta ad ogni tipo di terreno: sabbioso, argilloso, basico o acido, ecc., purché umido. Nella risicoltura sommersa la limitazione principale in fatto di terreno sta nelle caratteristiche idrologiche del suolo stesso, che deve essere abbastanza impermeabile da potervi mantenere la lama d'acqua necessaria: circa 25-30 cm di spessore.
Nella risaia sommersa il profilo del terreno è caratterizzato da un sottile strato ossidato in corrispondenza dell'interfaccia suolo-acqua, al di sotto del quale il terreno si trova in condizioni fortemente riducenti.
Il terreno deve essere sistemato in modo da rendere possibile l'uniforme distribuzione dell'acqua e un rapido prosciugamento per poter compiere le «asciutte» necessarie per certe operazioni colturali.
Gli asporti della coltura del riso risultano essere, per ogni 100 kg di granella prodotta, pari a:
  • 1,8-2,1 kg di Azoto (N)
  • 0,6-0,8 kg di Fosforo (P2O5)
  • 2,3-2,8 kg di Potassio (K2O)
  • 0,5 kg di Calcio (CaO)
  • 0,6 kg di Magnesio (MgO)
Il piano di concimazione deve raggiungere due obiettivi:
1) Portare e mantenere il terreno nelle condizioni di fertilità considerate ottimali, vale a dire prevedere eventuali apporti di arricchimento nei casi di carenze o prevedere di sospendere nei casi di eccesso.
2) Reintegrare gli asporti della coltura con materiali preferibilmente di provenienza aziendale o, in caso di indisponibilità, con i fertilizzanti.

Le rese unitarie medie sono di circa 6-8 ton/ha. La produzione record di riso super ibrido nei campi di prova nella provincia sud-occidentale dello Yunnan in Cina, ha raggiunto una media pari a 17,27 ton/ha.

Il ciclo dalla semina alla maturazione è di 150-180 giorni.
Le temperature minime vitali sono 12 °C per la germinazione; la levata e la fioritura si svolgono in modo ottimale a 23-25 °C. Con la sommersione un'escursione termica giornaliera di 10-15°C viene ridotta ad appena 3-4°C.
L'azoto rappresenta un elemento importante per la coltivazione del riso in quanto ne influenza in modo determinante la produzione, sia in termini di resa che di qualità.
L’azoto viene normalmente assorbito lentamente nelle prime fasi vegetative mentre dall’inizio della levata in poi il ritmo di assorbimento è accelerato fino a raggiungere 6-7 kg/ha/giorno, mantenuto fino alla spigatura. I processi di rilascio di azoto da parte della sostanza organica del terreno e gli eventuali apporti di azoto in copertura devono quindi seguire tale cinetica.
La coltura del riso, da una soluzione circolante contenente sia azoto ammoniacale (NH4+) sia nitrico (NO3), assorbe preferibilmente e con maggiore velocità la forma ammoniacale.
Come noto, nei terreni ben drenati prevale la presenza della forma nitrica (NO3), al contrario in condizioni tendenzialmente anaerobiche e con basse temperature prevale la forma ammoniacale (NH4+). L’assimilazione dei nitrati richiede alla pianta un maggiore consumo di energia, in quanto devono essere ridotti prima dell’assimilazione.
Il concime azotato può essere apportato in presemina possibilmente collocandolo nello strato ridotto per limitare le perdite e in copertura. La ripartizione tra i due apporti è in funzione del tipo di terreno. Nei terreni con maggiore contenuto di argilla e con maggiore CSC, si può apportare gran parte in presemina, mentre con terreni sciolti è consigliabile apportare maggiormente il concime azotato in copertura, in corrispondenza dello stadio di inizio della differenziazione della pannocchia, vale a dire all’inizio della levata.
Il fosforo volge funzioni insostituibili poiché è tra i costituenti delle lecitine e delle nucleoproteine che hanno un ruolo essenziale negli aspetti qualitativi della cariosside.
Del fosforo presente nel terreno (0,2-0,4% di P2O5) si possono distinguere la forma organica, che rappresenta più della metà del totale, e le forme inorganiche.
Con la sommersione la disponibilità di fosforo aumenta grazie a reazioni di riduzione del fosfato ferrico al più solubile fosfato ferroso, a idrolisi di fosfati di ferro e alluminio.
Le forme inorganiche di fosforo possono coesistere nei terreni di risaia, anche se in genere si possono distinguere situazioni di dominanza di una forma sulle altre almeno in quattro differenti condizioni:
  • Terreni a elevata acidità dove prevalgono i fosfati di ferro;
  • Terreni a reazione neutra o subacida dove prevalgono i fosfati di ferro e calcio;
  • Terreni a reazione neutra o alcalina dove prevalgono i fosfati di calcio;
  • Terreni derivati da tufi dove possono prevalere i fosfati di alluminio (e ferro).
La parziale efficienza produttiva dell’elemento Fosforo risulta più elevata con assorbimenti avvenuti nel corso della fase vegetativa quando la pianta ha fabbisogni superiori di fosforo per i processi di accestimento e di crescita dell’apparato radicale.
La pianta di riso, del resto, è in grado di ridistribuire al suo interno, nelle fasi successive, il fosforo assorbito nelle prime fasi del ciclo.
I concimi fosfatici utilizzabili sono Fosfati naturali, Perfosfato Semplice e Triplo, Scorie Thomas, Fosfato bi-ammonico, da distribuire prima della semina.

 
Il potassio non è un costituente dei tessuti della pianta ma svolge importanti funzioni come cofattore per più di 60 enzimi.
Aumenta la taglia, favorisce l’accestimento, interagisce con altri importanti elementi nutritivi, controlla l’apertura stomatica e lo scambio con l’atmosfera, aumenta la resistenza alle malattie e all’allettamento.
Il potassio è presente nel terreno in quattro forme in equilibrio tra loro: solubile (0,1-0,2%), scambiabile (1-2%), non scambiabile (1-10%), minerale (90-98%). Gli equilibri tra le forme, con particolare riferimento a quelle solubili e scambiabili, sono influenzati da numerosi fattori quali la natura dei colloidi del terreno, l’alternanza di asciutte e sommersioni, l’alternanza di gelo e disgelo, la presenza di calcio e di altri elementi.
Le quantità di potassio assorbite dalla coltura sono superiori a quelle di azoto e fosforo.
Elevate concimazioni di Potassio possono influire negativamente sull’assorbimento di Mg+ e Ca++.
Tra i concimi potassici, Cloruro potassico (KCl) e Solfato potassico (K2SO4), viene maggiormente utilizzato il primo perché meno costoso.
Nella maggioranza delle condizioni di risaia, i piani di concimazione prevedano distribuzioni di potassio appena prima della semina e distribuzioni in copertura in corrispondenza all’inizio della differenziazione della pannocchia, abbinate a quelle dei concimi azotati.
La coltura di riso ha esigenze più basse di Calcio (Ca) e Magnesio (Mg) rispetto alle altre colture, in particolare modo se dicotiledoni.
Le esigenze di questi due elementi tendono a decrescere nel corso della fase vegetativa e quindi stabilizzarsi intorno allo stadio di inizializzazione della pannocchia fino alla fine del ciclo.
Le concentrazioni di calcio nel culmo sono più alte rispetto a quelle di magnesio.
Valori di concentrazione adeguati risultano essere pari a 2,5-4,0 gr di Ca/kg e di 1,7-3,0 gr di Mg/kg rispettivamente nel culmo di riso allo stadio di prespigatura. Valori critici nelle paglie di riso alla maturazione possono essere considerati pari a 1,5 g Ca/kg e 1,0 g Mg/kg.
 

Preparazione del terreno ed avvicendamento

La preparazione del terreno per il riso consiste in un complesso di lavori che, per lo più, vengono eseguiti in inverno-primavera. Questi lavori comprendono: aratura, affinamento, pareggiamento (arginellatura), slottamento, livellamento, costipamento (o intasamento).
L'aratura con rovesciamento completo della fetta è utile per ripristinare la struttura e, nel caso della risaia stabile o di riso dopo riso, per assicurare l'ossidazione degli strati di suolo che la prolungata sommersione fa passare allo stato ridotto. Per stabilire la profondità di aratura va esaminata la permeabilità del sottosuolo: se questa è elevata, l'aratura dovrà essere superficiale per evitare eccessivi disperdimenti d'acqua per percolazione; se il sottosuolo è tenace e poco permeabile si potrà approfondire il solco senza timore ma sempre tenendosi a profondità modesta, non superando mai 30-35 cm.
Di norma si fa una sola aratura, in autunno nei terreni argillosi o umidi, a fine inverno in quelli torbosi o sciolti.
All'aratura segue l'affinamento, il pareggiamento e l'intasamento eventuale.
Il pareggiamento, che ha lo scopo di assicurare il livellamento perfetto della camera, si fa immettendo nella risaia acqua che, fungendo da livella, consente di individuare colmi e bassure, e intervenendo con passaggi di spianone, a superficie liscia o munita di denti o zappette. L'intasamento dello strato attivo è un'operazione necessaria solo nei terreni eccessivamente permeabili, per ridurre le perdite per percolazione. Si tratta di provocare nella risaia allagata la formazione di torbida che sedimentandosi riduce la capacità del terreno di imbibirsi di acqua. Servono allo scopo appositi strumenti intasatori o anche ripetuti passaggi veloci di trattrici munite di ruote a gabbia.

Nei terreni acquitrinosi o a falda troppo superficiale, dove quella del riso è l'unica coltura fattibile, il riso succede a se stesso indefinitamente (risaia permanente) poiché è specie che tollera la coltura ripetuta anche se inconvenienti di natura parassitaria tendono a manifestarsi.
Nella maggior parte delle zone risicole italiane la risaia si avvicenda, anche se con qualche difficoltà, con altre colture.
Le difficoltà risiedono nel fatto che la particolare sistemazione del terreno per la risaia non consente l'agevole risanamento idraulico richiesto dalle altre colture e che i costosi lavori di sistemazione della risaia vengono ammortizzati solo con più colture consecutive di riso.
Una rotazione assai seguita è quella in cui il riso occupa il 50% della superficie seminata, con il riso che succede a se stesso per 3-6 anni per poi essere seguito da una successione di pari durata di frumento, prati e/o colture da rinnovo.
Tra un riso e l'altro, ove possibile, risulta utile la coltivazione intercalare di una pianta da sovescio (es. trifoglio incarnato).
La risaia, pur dando luogo a uno stato ridotto e ad un notevole dilavamento del terreno, esercita un'azione molto favorevole di rinettamento dalle erbe infestanti terrestri, per cui costituisce una buona precessione per il frumento ed è da considerare pianta miglioratrice per questo cereale. Invece le colture da rinnovo trovano condizioni poco favorevoli subito dopo la risaia.
 

Concimazione

La strategia di concimazione è ampia e complessa, definita nell’ambito della rotazione agraria adottata dall’azienda, dalle tecniche di ciclizzazione della materia, definita sulle conoscenze e sul monitoraggio delle principali caratteristiche del terreno, delle acque, del microclima e delle varietà adottate.
Tale strategia quindi deve avvalersi di strumenti di conoscenza quali le analisi del terreno, delle acque, dei tessuti fogliari (diagnostica fogliare) nel corso del ciclo produttivo, per stabilire il migliore uso dei materiali fertilizzanti prodotti in azienda o acquisibili dal mercato.
Il terreno, per assicurare equilibri adeguati e buona efficienza delle concimazioni, dovrebbe presentare una tessitura tendenzialmente franca o franco-argillosa, capacità di scambio cationica superiore a 15 meq/100 g, contenuto di sostanza organica compreso tra 1,8 e 3%, concentrazioni di fosforo assimilabile intorno a 15-20 mg/kg, di potassio scambiabile tra 80 e 150 mg/kg.
 

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