Soia

Classificazione coltura: Altre colture > Oleaginose
Soia - Coltivazione e fertilizzanti consigliati - Colture - Fertilgest
Classificazione botanica
Famiglia: Fabaceae
Genere: Glycine
Specie: Glycine max L.
La Soia è una pianta annuale originaria dell'Asia centro-orientale. Fino alla fine dell'Ottocento era coltivata esclusivamente in Cina. Nella seconda metà del XX secolo ha avuto un notevole sviluppo.
Gli Stati Uniti sono oggi il maggiore produttore mondiale. In Italia, la superficie coltivata è più che raddoppiata passando dai 153mila ettari del 2012 ai 318mila del 2017. Nel 2016 la produzione è stata di circa 1,1 milioni di tonnellate. I principali produttori di soia sono l'Italia, la Francia e la Romania. Ciò nonostante la nostra autosufficienza è solo del 20%.
È una delle più importanti piante alimentari per la ricchezza dei semi in olio (18-20%) e, soprattutto, in proteine (40%).
La soia è una pianta erbacea annuale, estiva, interamente coperta di peli bruni o grigi, alta da 70 a 130 cm, a portamento eretto e/o cespuglioso. L'apparato radicale fittonante ha una media capacità di penetrazione nel terreno.
La soia è una pianta originariamente brevidiurna, ossia per fiorire ha bisogno di notti piuttosto lunghe. Nelle varietà attualmente coltivate presenta comportamenti diversi nei confronti della luce, tanto che molte varietà precoci sono foto-indifferenti.
Per quanto riguarda l'acqua, la soia (che consuma la metà dell'acqua rispetto al mais) non può essere coltivata senza irrigazione se non dove in estate la piovosità è abbondante e regolare.
Per il terreno la soia non ha particolari esigenze: sono sconsigliabili solo i terreni troppo umidi e quelli troppo sciolti. Per quanto riguarda il pH predilige terreni con pH 6,5.
È in grado di tollerare, senza apparenti riduzioni produttive, una moderata salinità.
 

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La soia è una pianta azotofissatrice. Viene inoculata o nodulata da tre diversi tipi di batteri rizobiRhizobium fredii, Bradyrhizobium japonicum (prevalentemente) e Bradyrhizobium elkanii. Essa riesce a ridurre l’azoto molecolare, presente nell’atmosfera, trasformandolo in ammoniaca e ammonio. Un modo del tutto naturale per aumentare la disponibilità di azoto nel suolo da impiegare nei processi di biosintesi, in alternativa all'uso di azoto da fertilizzanti industriali che vengono prodotti con un processo energeticamente dispendioso.
Il fatto che la soia sia in grado di fissare azoto non significa che non abbia bisogno di altri elementi nutritivi e di un moderato apporto di azoto. La soia risponde bene in termini produttivi su terreni sub-acidi e anche tendenzialmente poco fertili, ma per ottenere produzioni elevate sono necessarie fertilizzazioni con fosforo e potassio.
Il vantaggio ecologico della coltura è molto interessante. La soia, se inoculata o nodulata (con il batterio simbionte), è autosufficiente per l'azoto.
La concimazione quindi deve essere basata principalmente su fosforo e potassio, mentre la concimazione azotata può essere limitata a 20-30 kg/ha di azoto alla semina, quando la pianta non ha ancora sviluppato le simbiosi radicali. Se la coltura risultasse non “nodulata”, sarà invece necessario apportare circa 150-200 kg/ha di N.
La produzione media di granella secca è di 2-4 ton/ha, fino ad oltre 5 ton/ha quando le condizioni climatiche e le tecniche colturali sono al top.
Se le piante sono inoculate correttamente con il rizobio, nei terreni fertili non è necessaria la concimazione azotata. Moderate concimazioni con azoto sono raccomandate solo in terreni poco fertili per stimolare le piante a crescere rapidamente nei primi stadi di vita.
Il momento critico per il fabbisogno in azoto si verifica poco prima dell’inizio della fioritura e l’aggiunta di azoto in periodi più avanzati non compensa lo stress subito. Qualora si intervenga con l’azoto, il momento migliore per la distribuzione è alla semina o quando emergono le piantine.

Con l'apporto di concime minerale azotato, oppure nei casi in cui il terreno ne sia normalmente dotato, si registra una scarsa attività dei tubercoli o noduli. La causa di questo rallentamento è dovuta al loro minor numero, volume e peso.
L'inibizione dello sviluppo dei noduli e del loro metabolismo in presenza di nitrati si verifica inoltre nelle colture di soia che succedono ad una coltivazione ben fertilizzata. E' dunque importante selezionare dei ceppi di rizobio specifico più efficienti in presenza di azoto minerale nel suolo.

Se la nodulazione non è presente risulteranno utili quantità variabili di N come già indicato. Una coltura di soia asporta dal terreno circa 220-240 kg/ha di azoto, considerando l’intera parte epigea con un raccolto di circa 3 ton/ha di seme
La concimazione minerale fosfatica in terreni poveri determina miglioramenti nella composizione della granella: il fosforo aumenta la percentuale di proteina nel seme mentre il potassio incrementa il contenuto e la qualità dell’olio.
Il fabbisogno in fosforo della soia è relativamente costante per l’intero ciclo vegetativo, ma presenta un picco durante i primi stadi di formazione del seme; nell’ultimo periodo di maturazione il fosforo trasloca infatti dalle parti vegetative al seme. Data la natura molto variabile dei terreni è difficile indicare precise raccomandazioni sulla quantità di fertilizzante da usare ma, in linea di massima, la soia ha bisogno di 60-80 kg/ha di P2O5 per una produzione media di 3,5 ton/ha.
La soia (come tutte le colture) assorbe più potassio che fosforo. Il potassio è assorbito durante tutta la stagione di crescita e circa la metà del totale si localizza nei semi. Data la natura molto variabile dei terreni è difficile indicare precise raccomandazioni sulla quantità di fertilizzante da utilizzare.
Le carenze di potassio possono provocare delle colorazioni verde scuro con decolorazioni internervali nelle foglie. Le parti basse delle foglie si arricciano, con successiva necrosi e caduta.
La soia è una specie molto sensibile al cloro. Si consiglia di evitare l’utilizzo di fertilizzanti sottoforma di cloruri come il cloruro di potassio.
La soia reagisce bene alle calcitazioni in terreni acidi con pH attorno a 5,5, nei quali altrimenti le piante non sarebbero in grado di utilizzare al meglio i nutrienti disponibili. L’aggiunta di correttivi a base di calcio per portare il terreno alla neutralità stimola inoltre la nodulazione ed aumenta il contenuto in proteine dei semi.
Nell'avvicendamento la soia ha il ruolo di pianta miglioratrice della fertilità del suolo: è tipica pianta da rinnovo a ciclo primaverile-estivo.
Le varietà sono distinte in base alla precocità, in gruppi da 000 (precocissime) a X (tardive). Nei nostri ambienti sono usati i gruppi da 00 a III.
Le varietà precoci sono meno sensibili al fotoperiodo. Altri caratteri interessanti sono l'altezza del primo baccello, la resistenza alle malattie, allo stress idrico, ecc.
Negli ordinamenti colturali irrigui, la soia serve a interrompere la coltura ripetuta del mais. Con le sue varietà precocissime la soia si presta anche ad essere fatta in coltura intercalare, dopo colture che liberano presto il terreno (pisello da industria, orzo da insilamento), con semina entro metà giugno.

La preparazione del terreno per la semina va fatta con una aratura piuttosto anticipata e con lavori di affinamento eseguiti tempestivamente in modo da avere un letto di semina perfettamente livellato e amminutato.
Nel caso di coltura intercalare, la minima lavorazione dà buoni risultati. 
La semina viene fatta a righe distanti 40-45 cm con una quantità di seme sufficiente a produrre 30 -35 piante a metro quadro per le varietà tardive e di circa 40 piante a metro quadrato per quelle in secondo raccolto.

La soia è una leguminosa che entra in simbiosi con un microrganismo azotofissatore specifico, Bradyrhizobium japonicum, che nei terreni nuovi alla coltivazione della soia è assente. Il costo degli inoculanti è tale da giustificarne sempre l’applicazione ma diventa fondamentale e indispensabile quando si vuole coltivare la soia su un terreno che non abbia mai ospitato soia rizobiata nei 4-6 anni precedenti.
Allo stesso modo, conviene inoculare il seme, se abbiamo un terreno acido, poco fertile o se le estati trascorse tra una coltura di soia e la successiva, siano state particolarmente calde e secche.

La lotta alle erbe infestanti si fa in genere con il diserbo chimico.
Le cure colturali più usuali sono una rullatura subito dopo la semina e l'irrigazione. Se il terreno è compatto una sarchiatura ha lo scopo di arieggiare il terreno per dar modo ai batteri aerobi di fissare l'azoto.
Altri interventi occasionali possono essere la rottura della crosta, se le nascite stentano per questo motivo, e la concimazione azotata in copertura, se l'inoculazione del seme non ha avuto effetto.

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